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martedì 21 giugno 2011

Om Mani Padme Hum - Significati

Questo è il mantra di Avalokiteshvara, il mantra più recitato e conosciuto anche dai non buddhisti. Può essere recitato per lunghi periodi di tempo, sgranando il mala, il rosario buddhista, durante la vita comune o la meditazione.
Om Mani Padme Hum viene recitato per ottenere la liberazione, quindi la pace e la libertà dalle sofferenze, e si dice che sia così potente che anche un animale sentendolo otterrà una rinascita umana e quindi la possibilità di conoscere il dharma e raggiungere l'illuminazione. Il mantra non ha un significato letterale come frase compiuta, bensì hanno significato le sei sillabe che lo compongono.
Om è composta da tre lettere: A, U e M. Queste simbolizzano il corpo, la parola e la mente impuri del praticante all'inizio del suo sentiero verso la liberazione. Alla fine del sentiero, simbolizzano il corpo, la parola e la mente puri di un Buddha.
Quindi, al tempo stesso, Om indica la possibilità che vi sia una trasformazione dall'impurità alla purezza: il sentiero della liberazione.
Mani, due sillabe, significa "gioiello", simbolizza la bodhicitta, cioè l'intenzione altruista di raggiungere l'illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Padme, due sillabe, significa "loto", simbolizza la saggezza, la conoscenza. La comprensione dell'impermanenza, della vacuità, dell'interdipendenza, la conoscenza che recide ogni illusione e offuscamento. Mani Padme è anche l'epiteto di Avallokitesvara.
Hum chiude il mantra nella perfezione, come pure anche molti mantra, e significa " concedi" la mente onniscente e le realizzazioni, e simbolizza l'indivisibilità di metodo e conoscenza, di compassione e saggezza.
Le sei sillabe del mantra significano che con la pratica di un sentiero che sia l'unione di metodo e saggezza è possibile trasformare corpo, parola e mente impuri nel corpo, nella parola e nella mente puri di un Buddha. La Buddhità, la natura del Buddha, è all'interno di ciascuno di noi così come è all'interno del mantra Om Mani Padme Hum.
La frase intera ha anche il significato di : " O gioiello sul fior di loto, concedimi tutte le realizzazioni" oppure " Concedimi l'ispirazione per ottenere l'unione di metodo e saggezza".
Il mantra può assumere altri significati in contesti diversi. Ad esempio, recitato durante il bardo, cioè durante la fase successiva alla morte e precedente alla reincarnazione, è lo strumento per evitare di ricadere nel ciclo di rinascite del samsara: "Om" chiude la porta della rinascita fra gli dei, "Ma" quella fra le Asura, divinità gelose, "ni" quella fra gli uomini, "Pad" quella fra gli animali, "me" quello fra i preta, spiriti insaziabili, e "Hum" quella negli inferi.
L'insegnamento spiega che ciascuna delle sei sillabe del Mantra - OM MA NI PAD ME HUM - ha un effetto specifico e potente nel determinare la trasformazione dei vari livelli del nostro essere. Le sei sillabe purificano completamente le sei emozioni negative che sono manifestazioni dell'ignoranza e che inducono a comportamenti negativi nei confronti del nostro corpo, in modo orale e mentale, creando così il Samsara (ciclo delle rinascite) e la nostra sofferenza. Orgoglio, gelosia, desiderio, ignoranza, cupidigia e rabbia sono trasformati con il Mantra nella loro vera natura; la saggezza delle sei famiglie di Buddha si manifesta nella mente illuminata.
Così quando recitiamo l' OM MA NI PAD ME HUM le sei emozioni negative che sono la causa dei sei regni del Samsara, sono purificate. Le sei sillabe impediscono la rinascita in ognuno dei sei regni e attenuano la sofferenza inerente ad ogni regno. Allo stesso tempo recitando l' OM MANI PADME HUM si purificano completamente i complessi dell'ego e si perfezionano i sei generi di azioni trascendentali del cuore e della mente illuminata: generosità, armonia, comportamento, resistenza, entusiasmo, concentrazione/comprensione. OM MANI PADME HUM è detto anche "enorme protezione dagli influssi negativi e dalle varie forme di malattia". In tibetano è pronunciato OM MA NI PAD ME HUNG. Comprende la compassione e la benedizione di tutti i Buddha e Bodhisattva ed invoca particolarmente la benedizione di Avaloketeshvara, .il Buddha della Compassione. Avaloketeshvara è una manifestazione del Buddha nel Sambhogakaya ed il suo Mantra è considerato l'essenza del Buddha della Compassione per tutti gli esseri. Se Padmasambhava è il Maestro più importante per i tibetani è anche vero che Avaloketeshvara è il loro Buddha più importante ed è la divinità protettrice del Karma del Tibet. C'è un detto famoso: il Buddha della Compassione è talmente presente nella mentalità tibetana che ogni bambino in grado di pronunciare la parola "mamma" può anche recitare l' OM MANI PADME HUNG.
Anche la sola recitazione saltuaria del mantra può aiutarci ad essere più tranquilli e di cuore aperto, perchè Avalokitesvara e il suo mantra sono la manifestazione della compassione. Le persone anziane in Tibet erano solite recitare questo mantra alla fine della loro giornata e di solito si proponevano di recitarlo sei miliardi di volte prima di morire. Quando arrivavano al miliardo di mantra, ad alcune persone spuntavano nuovi denti che chiamavano appunto i denti del miliardo. IL potere dei mantra non è tangibile, è come l'elettricità: possiamo osservarne la realtà solo nei suoi effetti.
Il mantra scritto più volte su strisce di carta è introdotto nelle cavità di "ruote", o mulini di preghiera (Manichorkor), che sono girati a mano o dall'acqua. Le ruote di preghiera sono usate dai tibetani per purificare se stessi, ed il mondo, dal karma negativo accumulato, in base alla convinzione che il mettere in movimento il mantra scritto produce gli stessi benefici effetti del pronunciarlo.

Si racconta che molti anni fa mille prìncipi fecero voto di diventare Buddha. Uno solo riuscì a raggiungere l'illuminazione e divenne il Buddha che noi conosciamo come Gautama Siddharta. Avaloketeshvara tuttavia fece voto di non entrare nel Nirvana fino a quando tutti gli altri prìncipi non fossero diventati loro stessi dei Buddha. Nella sua infinita compassione fece anche voto di liberare tutti gli altri esseri senzienti dalla sofferenza dei vari regni del Samsara. Prima di ciò il Buddha pregò: "Possa aiutare tutti gli esseri ma se mi dovessi stancare di questo enorme lavoro il mio corpo dovrà essere frantumato in mille pezzi".
In primo luogo si dice sia disceso nel regno dell'inferno risalendo gradualmente attraverso il mondo dei fantasmi affamati e più in alto sino al regno degli Dei. Da quel punto gli capitò di guardare in basso e vide stupefatto che, anche se aveva salvato innumerevoli esseri dall'inferno ancora una maggior numero vi si stava riversando. Fu un immenso dolore e per un momento perse la fede nel suo nobile voto ed il suo corpo esplose in mille pezzi. Nella sua disperazione chiamò in aiuto tutti i Buddha. L'aiuto si manifestò e venne da ogni parte dell'universo, come dice un testo, sotto forma di leggera tormenta di fiocchi di neve. Con il loro immenso potere i Buddha lo ricomposero nella sua completezza e da allora Avalokiteshvara ebbe undici teste e mille braccia e sul palmo di ogni mano vi era un occhio a significare quell'insieme di saggezza e nobiltà che contraddistinguono la vera compassione. In questa forma era ancora più splendente e più forte per poter aiutare tutti gli esseri. La sua compassione si sviluppò ancora più intensamente ripetendo questo voto davanti ai Buddha: " Non potrò uscire dal Samsara sino a quando tutti gli esseri senzienti non avranno raggiunto l'illuminazione". Si dice che per il dispiacere ed il dolore del Samsara dai suoi occhi sgorgarono due lacrime, con la benedizione dei Buddha si trasformarono in due Tara. Una Tara nella forma verde che rappresenta la forza attiva della compassione e l'altra Tara nella forma bianca che rappresenta l'aspetto materno della compassione. Tara significa "Colei che libera - Colei che ci accompagna attraverso l'oceano del Samsara".
Nel Mahayana Sutra vi è scritto che Avaloketeshvara ha donato il suo Mantra al Buddha e Buddha, a sua volta, gli ha assegnato il suo speciale e nobile incarico di aiutare tutti gli esseri dell'universo a raggiungere l'illuminazione. In quel momento su di loro discesero fiori, la terra tremò e nell'aria echeggiò il Mantra "OM MANI PADME HUM".

mercoledì 11 maggio 2011

La Mala - Il simbolismo buddista

Una mala ha 108 grani
La mala e' un filo di grani che molti buddhisti usano quando recitano i mantra. E' uno strumento pratico e allo stesso tempo pieno di simbolismo. Di solito una mala consiste di 108 grani piu' piccoli e di un grano molto piu' grande che assomiglia ad uno stupa. In realta' questo grano e' uno stupa, e porta il significato di uno stupa. La sua forma appuntita rappresenta lo "Stato di Verita'" che e' stato raggiunto realizzando che non e' possibile trovare un ego o un "io". Nello "Stato di Verita'" tutte le qualita' della mente possono manifestarsi liberamente. La parte rotonda del "grano-stupa" mostra la gioia che appare quando l'illusione di un ego scompare e tutte le energie che solitamente sono legate da speranza e paura, tutte le idee rigide, e tutti i pensieri inerenti a passato e futuro vengono lasciati. Simbolizza anche l'enorme gioia che si manifesta quando si e' liberi da qualsiasi tipo di gioco o di artificiosità.
Quando realizziamo che non c'e' alcun ego, e abbiamo sperimentato la grande gioia che la realizzazione porta, allora le qualita' che otteniamo si mostrano in modo pratico, sotto forma di diverse azioni di Bodhisattva e di attivita'.
Quando si usa una mala si dice un mantra per ogni grano. Si gira il pollice in senso orario su ogni grano e, quando si arriva al "grano-stupa" si gira e si torna indietro per il verso opposto. Questo rende l'uso della mala più semplice perche' i grani non saranno cosi' stretti sul filo quando li si muove.
Durante la meditazione e' meglio essere totalmente consapevoli della visualizzazione del Buddha davanti o sopra a noi. Allora si puo' usare la sensazione della mala e la ripetizione del mantra per rafforzare l'esperienza dell'essere nel campo consapevole del Buddha e nel campo di benedizione. In questa meditazione completa la mente e' con il Buddha, la parola con il mantra e il corpo con la mala. Quando a volte capita, e capita spesso, che la mente non e' focalizzata o che la parola perde qualche mantra, una parte della mente sara' ancora in meditazione grazie al movimento della mala nella mano. In questo modo la mala puo' veramente essere di beneficio.
Ci sono diverse spiegazioni sul perche' la mala ha 108 grani. Ci sono otto diversi tipi di consapevolezza. Primo, ci sono cinque tipi di consapevolezza dei sensi: gusto, olfatto, vista, tatto e udito. Il sesto tipo e' come una "consapevolezza poliziesca" che tiene un occhio su cio' che accade. Il settimo tipo e' la "consapevolezza dell'immagazzinamento" e l'ottavo e' la consapevolezza che elabora la lingua, i simboli e gli oggetti all'interno di questo reame. Dopo aver raggiunto la Buddhita', questi otto tipi di consapevolezza sono trasformati in una nona "super consapevolezza" dove tutto e' conosciuto intuitivamente. Con questa consapevolezza le cose non sono sperimentate attraverso i sensi, ma direttamente attraverso le vibrazioni di ogni atomo del nostro corpo. Questa condizione e' possibile perche' lo spazio dentro e' di per se' consapevole. Lo spazio non e' un buco nero o un separatore, ma un collegamento con l'informazione che contiene. Quando gli otto tipi ordinari di consapevolezza diventano il nono, "la consapevolezza che conosce tutto e realizza tutto", cento Buddha si risvegliano dentro di noi in forma di 42 Buddha pacifici e 58 irati. Quindi il numero rappresenta gli otto tipi di consapevolezza prima dello stato totalmente realizzato e i cento Buddha che si manifestano grazie alla condizione illuminata della mente.
Quando si fanno le prostrazioni, si raccomanda l'uso di una mala piu' piccola, detta "di 1/4", che ha 27 grani. Questa grandezza va bene piu' o meno per tutte le mani.
Molte persone estendono la funzione della mala aggiungendo degli altri "contatori". Nella nostra Tradizione Kagyu li appendiamo dopo il decimo grano e, se ne usiamo due paia, li mettiamo dopo il decimo e dopo il ventesimo grano.

Mala di vari materiali
Le mala possono essere fatte in molti materiali diversi, che vanno bene per diversi Buddha. Sia il seme di loto che l'albero della bodhi sono i materiali adatti per recitare tutti i mantra. Il seme di loto e' un nome romantico per i semi di un pero cinese. Queste mala sono solitamente fatte in Cina ed esportate via Nepal e Hong Kong. Le mala fatte dall'albero della bodhi sono fatte dallo stesso tipo di albero sotto il quale il Buddha stava seduto quando raggiunse lo stato di piena realizzazione della mente. La forma e la grandezza di questi grani varia un bel po'. Ci sono generalmente due tipi di grani fatti con l'albero della bodhi: un tipo ha "il sole e la luna", mentre l'altro ha un triangolo intagliato nei grani. Quelli con i triangoli vanno particolarmente bene per le pratiche dei protettori. L'albero della bodhi e il seme di loto possono trattenere l'energia di tipo pacifico, di protezione, di arricchimento e di fascinazione, cosi' come pure tutti i tipi di mantra. Entrambi sono anche materiali piacevoli perche' non si scaldano ne' si raffreddano e sono relativamente leggeri.
Tra gli altri materiali usati per le mala, ambra e legno di sandalo sono particolarmente popolari. Le mala di legno di sandalo non sono tra le piu' durature perche' il legno e' tenero, ma la loro fragranza e' molto piacevole. Le mala fatte di osso o di ematite, una pietra molto pesante, sono fatte appositamente per le pratiche dei protettori.
Se si vuole essere sicuri di avere una mala di buona qualita', i materiali raccomandati sono l'albero della bodhi, il seme di loto, e l'ambra. Altri materiali possono naturalmente andar bene lo stesso. Si puo' scegliere il colore della mala per farlo combaciare con l'aspetto buddhico sul quale si sta praticando, per esempio nero o blu/nero per Mantello nero, verde per Tara Verde, bianca per Occhi Amorevoli, blu per il Buddha della Medicina, etc.
Si dice che e' segno di buon stile se la propria mala ci sta nel pugno. Se e' troppo grande puo' essere un segno di orgoglio. Per quel che riguarda il filo, e' una buona idea avere un filo tirato stretto per i mantra brevi ed uno piu' sciolto per quelli piu' lunghi. Spesso le mala sono fatte di una misura che ci sta intorno al polso. Generalmente, la sensazione della mala e' migliore se e' fatta con un filo spesso e morbido.


mercoledì 4 maggio 2011

Gakyil - Significato

La gestione e organizzazione dei vari centri e gruppi della Comunità è curata dal Gakyil (lett. ‘mandala della gioia’), un organismo composto da tre sezioni contrassegnate dai colori giallo, rosso e blu, che corrispondono, secondo un antico modello buddhista, ai tre aspetti dell’individuo (corpo, energia e mente). 
Il Gakyil giallo (collegato alla dimensione del corpo) si occupa della gestione economica, il Gakyil rosso (collegato alla dimensione dell’energia) delle attività e dei progetti che riguardano il mantenimento e lo sviluppo del centro, il Gakyil blu (collegato alla dimensione della mente) delle attività culturali e di quelle legate alla pratica. 
Il Gakyil è un organo collegiale, senza alcuna gerarchia al suo interno, e le decisioni vengono prese di comune accordo da tutti i componenti. I membri del Gakyil possono essere tre, sei o nove e vengono eletti ogni anno. Oltre ai Gakyil locali esiste il Gakyil Internazionale, che riferisce direttamente al Maestro e che ha funzioni di gestione e di coordinamento.