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domenica 30 gennaio 2011

Vita del Buddha - Sherab Chodzin Kohn

Sherab Chodzin Kohn, discepolo del maestro tibetano Chogyam Trungpa, di cui ha tradotto molti libri, è tra i curatori dell'antologia bestseller The Buddha and His Teachings. Insegnante di buddhismo e meditazione dal 1973, ha tradotto in inglese molti libri di riferimento, tra cui una celebre versione di Siddharta di Hermann Hesse.
Il Buddha non è un Dio ma un uomo realmente esistito. Il racconto della sua vita e del suo "risveglio" non è quindi solo la storia della nascita di una religione ma anche uno dei miti archetipici della ricerca spirituale connaturata alla natura umana. In questo libro, che ha già riscosso ottime recensioni a livello internazionale, Sherab Ohodzin Kohn narra la vicenda terrena del principe Siddharta Gautama, vissuto nel VI secolo a.C. in un piccolo stato dell'attuale Nepal, che, all'età di ventinove anni, lasciò gli agi della sua condizione e gli affetti familiari per cercare la via della liberazione dal dolore. Ripercorrendone la storia, Chodzin Kohn offre insieme al racconto biografico una summa degli insegnamenti del Buddha, in uno stile narrativo piacevole che non rinuncia mai al rigore della ricerca storica.


mercoledì 22 dicembre 2010

La Voie du Bouddha - Kalou Rinpoché

Préface de Sa Sainteté le Dalai-Lama
La Voie du Bouddha constitue à la fois une introduction générale au cheminement spirituel et un excellent manuel à l'usage des étudiants et des pratiquants du bouddhisme.
C'est un ouvrage de référence donnant une vue globale de la tradition yogique du bouddhisme tibétain et de sa pratique.
L'ouverture, la profondeur et la clarté des enseignements qu'il contient sont une source d'inspiration unique pour tous ceux qui sont à la recherche d'une spiritualité complète et vivante pouvant ètre pratiquée aujourd'hui.
Kyabjé Kalou Rinpoché
L'un des plus grands yogis tibétains et maitres contemporains.
Son rayonnement spirituel fut une source d'inspiration pour toutes les traditions.
Pendant la vingtaine d'années durant laquelle il enseigna en Occident, il manifesta au plus haut niveau la sagesse universelle et la compassion, qui sont l'essence des enseignements du Bouddha.
Denys Rinpoché
L'un des principaux héritiers spirituels de Kyabjé Kalou Rinpoché.
Il a dirigé la réalisation de cette anthologie et transmet depuis trente ans
son contenu, la voie de l'éveil.


Praticare la pace in tempo di guerra - Pema Chodron

Da sempre l'uomo desidera vivere in pace; eppure, paradossalmente, lo strumento attraverso cui cerca la pace e la felicità è la guerra. E questo è vero a livello quotidiano e familiare, nei rapporti tra comunità di diversa ampiezza e tra Stati. Ma sia la pace che la guerra hanno origine nello stesso luogo, nel cuore dell'uomo: è questo il fulcro del messaggio di Pema Chodron che in questo libro esplora le origini dell'odio, dell'aggressività, dei conflitti secondo l'insegnamento buddhista. E il modo in cui noi come individui reagiamo allo stress della vita quotidiana che può perpetuare una cultura di violenza, o viceversa creare una nuova cultura della compassione. Per questo imparare la meditazione e praticarla con costanza può aiutarci a diventare persone più consapevoli e compassionevoli, aprendo, nel nostro piccolo, le porte a un mondo di pace.


lunedì 13 dicembre 2010

Il mito della libertà e la Via della Meditazione - Chogyam Trungpa

La libertà è concepita in genere come la capacità di realizzare i propri scopi e soddisfare i propri desideri. Ma qual è la fonte di questi scopi e desideri? Se nascono dall'ignoranza, dai modelli abitudinari e dalle emozioni negative - in altre parole, da elementi psicologicamente distruttivi che in realtà ci tengono schiavi -la libertà di ricercarli è allora vera libertà non è forse soltanto un mito?
Nei capitoli di questo libro, basato sulle conversazioni tenute da Chògyam Trungpa, l'idea della libertà è inserita nel profondo contesto del Buddhismo tibetano. Scavalcando il divario fra la tradizione esoterica orientale e le realtà quotidiane della vita occidentale, l'undicesima incarnazione del Trungpa Tulku ci insegna che i nostri atteggiamenti, i nostri preconcetti, e persino le nostre stesse pratiche spirituali possono trasformarsi in catene che ci avvincono a modelli ripetitivi di frustrazione e disperazione. Trungpa spiega inoltre il ruolo significativo svolto dalla meditazione nel mettere a fuoco le cause della frustrazione e nel far sì che queste forze distruttive divengano degli aiuti nel progresso verso la vera libertà.
L'abilità unica di Trungpa nell' esprimere l'essenza degli insegnamenti nel linguaggio e nelle immagini della cultura occidentale contemporanea fa di questo libro una delle fonti più dirette per attingere al significato immediato della dottrina buddhista. C'è in questo approccio un amalgama di piacevole umorismo e di profondissima serietà, che implica una visione della vita nella sua completezza e senza la macchia di idee preconcette.
Il libro quindi ci esorta e ci sfida a dare una nuova valutazione del nostro concetto di libertà, a riesaminare i nostri pensieri e le nostre attività e ad avviarci lungo un sentiero che conduce alla liberazione perfino dalla nozione stessa di libertà come è comunemente intesa.

venerdì 10 dicembre 2010

Sei sicuro di non essere buddhista? - Khyentse Norbu

Una coerente scelta buddhista è possibile. Anche dentro la quotidianità occidentale. È così possibile, ci fa intendere l’autore, che ci si può scoprire buddhisti prima di fare (o senza fare) esplicita professione di fede.

Un piccolo trattato che cerca di spiegare le ragioni e i fondamenti del buddhismo. Il Maestro parte dai cosiddetti quattro sigilli (tutti i fenomeni compositi sono impermanenti, tutte le emozioni sono dolore, tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca e l'illuminaziuone -il nirvana- trascende ogni concetto), e invita a riflettere sul fatto che non è necessaria né sufficiente una tunica arancione e un'ossessione repulsiva nei confronti della carne per essere buddhisti.
Primo libro di un lama appartenente a una gloriosa famiglia del Bhutan e che oltre a insegnare buddhismo è anche un appassionato viaggiatore e regista di una certa fama, questo volume tirerà fuori la parte buddista che è in voi, se c'è.
Facendo riferimenti al Viagra o a ad Eminem e ricordandoci che anche Hitler era vegetariano, tra aneddoti, appunti di viaggio e riferimenti a vari elementi della nostra cultura, Khyentse Norbu fornisce le prime basi per aiutare chi legge ad avvicinarsi all'unica religione che ha l'onore di essere sempre stata lontana dal degrado del fondamentalismo e della violenza.
Khyentse Norbu sostiene che non serve una tunica arancio e né quel certo un sorriso radioso per scoprirsi vicini al pensiero buddista. Così, con una serie di esempi pratici e una buona dose di ironia e di leggerezza, l'autore presenta il buddismo da un punto di vista sociale, di costume, senza addentrarsi nei meandri più profondi delle sue regole e della sua filosofia, senza neppure accennare alla meditazione, alle pratiche, alle dissertazioni sulla reincarnazione.
Lo scopo, perfettamente riuscito, è quello di dare un assaggio sufficiente a far comprendere al lettore occidentale se ci sono i cosiddetti prerequisiti per approfondire la religione buddista.
L'autore ha devoluto i proventi del libro ad un'associazione no profit che sostiene la pratica e lo studio "della concezione del Buddha, della saggezza e della compassione".
Un libro consigliato a tutti.



giovedì 9 dicembre 2010

Il ruggito del leone - Chogyam Trungpa

I due seminari che formano il materiale di questo volume vennero tenuti negli anni '70, quando il venerabile Chògyam Trungpa introdusse per la prima volta gli insegnamenti tantrici ai suoi studenti occidentali. Il loro titolo "I nove yàna", o nove veicoli, indica come Trungpa abbia voluto delineare un quadro completo del viaggio spirituale, trasmettendo la totalità degli insegnamenti e delle istruzioni pratiche che consentono allo studente di progredire spiritualmente sul sentiero buddhista. La proclamazione della verità è impavida, dice il buddhismo tantrico tibetano, e come un possente Icone del Dharma Trungpa, pur mantenendo inalterata l'essenza della tradizione, non si barrica dietro fredde esposizioni dottrinali, ma parla muovendo da una comprensione intuitiva delle cose. Le sue parole, fresche e immediate, hanno il sapore dell'esperienza personale e la forza dirompente della verità. Nei suoi discorsi è come se il tantra uscisse dai manuali dotti e dalle buie vetrine dei musei per sconvolgere con l'impatto della pazza saggezza il perbenismo e il cieco autocompiacimento del 'bravo' meditante.
Il ruggito del leone è la proclamazione impavida che tutto ciò che sorge nella mente samsarica, incluso il caos delle emozioni negative, non è un ostacolo alla calma meditativa ma un'occasione unica per imparare, una situazione ricca di una enorme energia capace di accelerare il cammino verso l'illuminazione.


Il libro tibetano dei morti - Detlef-I. Lauf

Dottrine segrete e mondi trascendenti.

Questo non è un libro per animi pavidi. Chi lo ha letto e forse si è smarrito in esso si ritrova cambiato, o comunque scosso. E` stato esposto alle possenti onde della coscienza ed è stato profondamente agitato da esse. La stabilità del suo Io vacilla e la linea di demarcazione fra soggetto ed oggetto si cancella.
     L'abissale profondità del pensiero tibetano ha già turbato l'ultima generazione in Occidente; l'hanno turbata in particolare le strane visioni di A. David-Neel e la traduzione di W. Y. Evans Wentz di buona parte dei libri tibetani dei morti, molti dei quali incontreremo in questo volume. Poiché nessuno era in grado di controllarle, molte delle cosiddette ricerche tibetane erano ormai diventate un biglietto gratuito per le proiezioni della propria fantasia.
     L'importanza di questo libro è dovuta soprattutto al fatto che esso è un lavoro serio ed approfondito sotto il profilo scientifico (profondità che manca spesso ai rappresentati del mondo accademico); e risulta inoltre più coinvolgente delle considerazioni pseudo-occultistiche e talora fantasiose che spesso vengono spacciate sotto il nome di "Tibet".
     Al contrario di molti trattati popolari benché opinabili dal punto di vista scientifico (vedi "Shangri-La"), questo libro non sembra interessante, originale o esotico al primo impatto. Tuttavia, mano a mano che lo si legge, si ha sempre più l'impressione di venir introdotti a una visione della realtà che ci informa non solo sul Tibet ma anche su noi stessi, su aspetti sconosciuti del nostro Io, che ad un tratto non ci appare più tanto solido e sicuro.
     Questo libro ci insegna soprattutto che quella che abitualmente noi chiamiamo "realtà"  non è che una delle tante possibili realtà e non certo la più importante. Ognuno di noi possiede infatti il proprio mandala.
     Non è difficile trarre profitto da quest'opera, nonostante che il testo dei libri dei morti risulti astruso, perché Lauf, grazie alle sue enormi conoscenze e alle sue profonde meditazioni, ha fatto per noi gran parte del lavoro. Ecco un esempio di come un mondo tanto lontano dal nostro può venir aperto al punto da permetterci di capire valori del tutto nuovi.
     Data la ricchezza contenutistica del materiale, Lauf evita di condurre il lettore non-iniziato attraverso l'intricato labirinto dei dettagli. E` un vero sollievo constatare che l'occhio dell'autore è sempre diretto all'essenziale.
     Il prefattore, che ha pure discusso questi temi non moltissimi tibetologici, non ha mai incontrato un approccio ai testi tibetani altrettanto essenzializzato ed altrettanta capacità di coglierne il significato rapidamente e fino in fondo.
     Di conseguenza, la morte, di cui essi principalmente trattano, ci appare in una luce completamente diversa; anzi possiamo dire che ci appare completamente illuminata nel vero senso del termine; per cui la nostra attuale interpretazione medico-ateistico-nichilista della morte viene non solo messa in discussione ma addirittura demolita.
     Lauf ci fa capire come i Libri tibetani dei morti rappresentino un'opera di inestimabile valore. In essi tutto è sviluppato in modo magistrale, per cui il lettore acquista realmente una visione nuova delle cose. Sono testi di grande coerenza che insegnano cosa è la morte ma anche cosa è la vita.
     La presente opera, che inizia sviluppando soprattutto il lato metodico, offre poi un'entusiasmante descrizione di stati di coscienza di solito ignorati. Illustra ad esempio con grande vivezza l'esperienza postmortale dell'infinito. Lo spirito risulta essere l'essenza del vuoto dello spazio celeste, un vuoto dietro il quale si intravvede il "positivo".
     L'interessantissimo capitolo sulla psiche e la coscienza evidenzia l'universalità di molti concetti dei libri tibetani dei morti. I confronti con analoghi scritti di altre culture facilitano la comprensione di molte concezioni e vi si ravvisa l'analogia fra i modi di concepire la morte. Lauf formula assiomi di una fenomenologia comparata della psiche che nessuno aveva ancora mai formulato.
     Emergono idee dell'umanità antichissime. Troviamo sorprendenti paralleli nell'Occidente cristiano, per esempio nel concetto di "capacità di operare sull'anima dopo la morte" di Tommaso d'Aquino, che corrisponde in forte misura al "karma" indiano.
     Dato che i Libri tibetani dei morti sono strutturati su simboli archetipici, l'autore non trova naturalmente difficoltà a mettere in rapporto molti di questi simboli col materiale ereditario filogenetico di Freud e con gli archetipi di Jung. Anzi, a suo avviso le attuali teorie psicologiche trovano conferma in molte esperienze segnalate in Tibet, che trapelano spesso nell'umana esistenza come realtà intuita. Per il Lauf l'intera storia dello spirito è una prova del fatto che anima e coscienza sono molto di più della mera e transitoria corporeità.
     Particolarmente interessante è infine la sua constatazione che, siccome il mondo altro non è che coscienza (nell'altro del resto sarebbe accessibile a noi), esiste anche una coscienza di base, un magazzino di tutte le impressioni, una sorta di oceano che, agitato dal karma, lascia emergere sempre nuove impressioni. Avviene una contrazione, una riduzione al puro inconscio, in un'altra dimensione, prima che dalla potenza primordiale possa sorgere una nuova coscienza? Lauf giustamente non si addentra in speculazioni del genere perché potrebbero portare alla formazione di idee invece che di realtà. In ogni caso, già le teorie di un'esistenza trascendente, sono di per sé realtà psichica anche se la ragione tende a respingerle. La costruzione di mondi trascendenti è già una realtà di cui val la pena occuparsi.
     Concludendo si può dire che il contrasto fra morte e vita viene qui relativizzato come raramente è stato fatto in Occidente; lo hanno fatto solo grandi mistici, quale era per esempio Rilke, che ci dice che spesso gli angeli non sanno se si trovano tra i vivi o tra i morti.
     Ora, cosa succederebbe se quest'opera di Lauf venisse tradotta in tibetano? Che effetto farebbe sul piccolo gruppo degli stessi Tibetani, oggi purtroppo in via di estinzione? Per essa è prevedibile lo stesso successo che Daisetz T. Suzuki si riprometteva da una traduzione in giapponese della sua opera inglese sul buddhismo zen: gli irriducibili bonzi, sarebbero stati costretti a rivedere e a ripensare tutta la loro tradizione, a trasformare tutto il loro mero sapere in una viva visione della realtà del mondo.
     Oggi il Tibet, a causa del materialismo impostogli dalla Cina, che sta rinnegando anche il proprio passato e quindi anche i propri archetipi, o dall'India, ugualmente Occidentalizzata, si sta lentamente dissolvendo, sia come realtà geografica che come realtà antropologica.
     Tuttavia questo Tibet continua a vivere in noi, rimane in noi, inestirpabile, come una grande aspirazione all'eterno mistero, in un'epoca, povera come la nostra, segnata dall'assoluta mancanza di misteri e dalla smitizzazione. Lauf ci indica una via di redenzione che salva ciò che è essenziale e che non può essere perso. Il Tibet,  lo vediamo, sta entrando nel bar-do; noi però sappiamo che questo è solo uno stato transitorio e che nulla di ciò che è essenziale e vero va mai veramente perduto.



mercoledì 1 dicembre 2010

Al di là del materialismo spirituale di Chögyam Trungpa

Recensione
“Percorrere rettamente il sentiero spirituale è un processo molto sottile… Ci sono numerose deviazioni che portano a una versione distorta, egocentrica, della spiritualità; possiamo cadere nell’inganno di credere che ci stiamo sviluppando spiritualmente, mentre invece stiamo rafforzando la nostra egocentricità mediante tecniche spirituali. A questa fondamentale distorsione si farà riferimento col nome di materialismo spirituale”.
Con queste parole Chögyam Trungpa apre un libro profondo e oltremodo “scomodo”, che ha segnato una vera e propria svolta nella diffusione del buddhismo in Occidente, non solo trasformandone la sapienza millenaria in un insegnamento vivo e radicato nella vita quotidiana di ciascuno di noi, ma anche mettendo a nudo i fraintendimenti e i rischi cui l'individuo si può esporre nel "piegare" questo sentiero, anche inconsciamente, al fine di consolidare il proprio Io.

Basterà leggere la bellissima introduzione per rendersi conto di quali fraintendimenti e rischi si stia parlando. Qui, Chögyam Trungpa fa riferimento alla metafora del "Signore della Forma", del "Signore della Parola" e del "Signore della Mente", impiegata nel buddhismo tibetano per descrivere il funzionamento dell'Io.

Il Signore della Forma si riferisce alla nostra spasmodica ricerca di sicurezza, di agio e di piacere fisico, finalizzata a "proteggerci dai fastidi degli aspetti grezzi, scabri, imprevedibili della vita". Il Signore della Parola si riferisce all'uso dell'intelletto per interpretare, "incasellare" e quindi controllare il mondo che ci circonda, utilizzando i concetti come filtri "per schermarci da una percezione diretta di ciò che è"; "il prodotto più pienamente sviluppato di questa tendenza sono le ideologie, i sistemi di idee che razionalizzano, giustificano e santificano la nostra vita". Il Signore della Mente, infine, "domina quando usiamo discipline spirituali e psicologiche come mezzi per conservare la nostra autocoscienza, aggrapparci al nostro senso del sé. L'Io ha il potere di piegare tutto, perfino la spiritualità, a suo vantaggio".

I tre Signori non si limitano a dominare il nostro modo di vivere e di vedere l'esistenza quotidiana; essi si insinuano nel sentiero spirituale, nella pratica meditativa, nel rapporto con il maestro. "I Signori usano il pensiero discorsivo come la loro prima linea di difesa. Più generiamo pensieri, più siamo affacendati mentalmente e più siamo convinti della nostra esistenza. Così i Signori cercano di crearne una costante sovrapposizione, in modo che non si possa vedere nulla oltre i loro strati. Se si capisce la strategia del creare continuamente pensieri sovrapposti, allora i Signori suscitano le emozioni per distrarci. L'eccitante, colorita, drammatica qualità delle emozioni cattura la nostra attenzione, quasi stessimo assistendo a un film quanto mai emozionante. In assenza di pensieri ed emozioni i Signori sfoderano un'arma ancora più potente, i concetti. Classificare i fenomeni crea il senso di un solido, definito mondo di 'cose'. Questo solido mondo ci rassicura che anche noi siamo una cosa solida, continua. Il mondo esiste, dunque io, che percepisco il mondo, esisto".

Ma la rivoluzione del Buddha non è consistita tanto nel sopprimere i pensieri, le emozioni, i concetti e le altre attività della mente, quanto nel conoscerli per ciò che essi sono, nel "lavorare con la loro struttura" e quindi trasformarli da espressione di un'ambizione egoica nell'espressione di una mente risvegliata. In questo straordinario cammino verso una libertà che è assenza di sforzo (lo sforzo di provare la nostra esistenza, di affermare la nostra visione egocentrica del mondo), noi occidentali dovremo guardarci dalla tentazione di voler accumulare una preziosa ma sterile "collezione di sentieri spirituali". "Forse abbiamo studiato la filosofia occidentale o quella orientale, abbiamo praticato lo yoga o studiato sotto una quantità di grandi maestri. Crediamo di aver accumulato un bel po' di conoscenza. Eppure, dopo tanta strada, c'è ancora qualcosa cui rinunciare. Le nostre immense collezioni di conoscenza ed esperienza fanno parte della grande vetrina dell'Io; non abbiamo fatto che creare un negozio di antiquariato".