giovedì 23 giugno 2011

Om Ah Hum - Significato

Le sillabe OM AH HUM  formano uno dei mantra principali della cultura tibetana. Ogni sillaba del mantra ha un significato esteriore, un significato interiore e un significato "segreto".
OM rappresenta il corpo e le benedizioni trasformatrici del corpo di tutti i Buddha. Esternamente OM purifica tutti gli atti negativi commessi attraverso il corpo. OM è inoltre l’essenza della forma e purifica tutte le percezioni ed internamente purifica i canali sottili.
Il corpo è la struttura fisica dell’individuo costituita dai cinque elementi grossolani e, animato dalla forza vitale, è il supporto della mente. Esso delimita l’interiorità nei confronti del mondo esterno: è la porta dei cinque sensi ed è il prodotto del karma precedente. Il corpo umano è oggetto di rinuncia e di disgusto perché serve da supporto all’attaccamento, ma è anche definito prezioso perché permette di praticare il Dharma ed è il veicolo adatto a raggiungere l’Illuminazione. Per questo bisogna averne cura e mantenerlo in buono stato, senza con ciò affezionarvisi o attaccarsi alla sua apparenza.

AH rappresenta il parlare e le benedizioni trasformatrici del parlare di tutti i Buddha. Esternamente AH purifica tutti gli atti negativi commessi attraverso la parola. AH è inoltre l’essenza del suono e purifica tutti i suoni. Internamente questa sillaba omhahumpurifica il vento interno o flusso di energia.
La parola permette la capacità di esprimersi e di capirsi con un linguaggio articolato, ma designa anche il sistema formato dalla respirazione e dai venti sottili che percorrono il corpo e veicolano l’energia. Connessione tra mente e corpo, la parola è elemento centrale del Dharma in quanto è il supporto della comunicazione orale del Dharma e il controllo della parola e del respiro favoriscono il controllo della mente nella meditazione. Inoltre il recitare i mantra purifica la parola (dissolve le impurità legate a cattive abitudini di parola), ripulisce i canali sottili, elimina i veleni della mente, purifica le malattie del corpo e nutre le gocce di energia sottile di Illuminazione dell’individuo (bodhicitta).

HUM rappresenta la mente e le benedizioni trasformatrici della mente di tutti i Buddha. Esternamente HUM purifica tutti gli atti negativi commessi attraverso il pensiero. HUM è inoltre l’essenza della mente e purifica la mente con i suoi pensieri e le sue emozioni. Internamente purifica l’essenza creativa.
La mente, sottile, impalpabile, invisibile, inudibile e inafferrabile comprende l’insieme delle coscienze e dei fattori mentali che le accompagnano. È la mente a creare il karma e la confusione. Essa dirige contemporaneamente corpo e parola. Se non controllata produce sofferenza e l’errare nel samara, ma se domata conduce alla liberazione facendo luogo progressivamente alla chiara luce della Base (ossia la natura di buddha) primordialmente pura.
Quindi, purificando il corpo, la parola e la mente, OM HA HUM conferisce la benedizione del corpo, del parlare e della mente dei Buddha.
Inoltre, recitando questo mantra ciascuno purifica l'ambiente esterno e tutti gli esseri presenti, incluso se stesso.


martedì 21 giugno 2011

Om Mani Padme Hum - Significati

Questo è il mantra di Avalokiteshvara, il mantra più recitato e conosciuto anche dai non buddhisti. Può essere recitato per lunghi periodi di tempo, sgranando il mala, il rosario buddhista, durante la vita comune o la meditazione.
Om Mani Padme Hum viene recitato per ottenere la liberazione, quindi la pace e la libertà dalle sofferenze, e si dice che sia così potente che anche un animale sentendolo otterrà una rinascita umana e quindi la possibilità di conoscere il dharma e raggiungere l'illuminazione. Il mantra non ha un significato letterale come frase compiuta, bensì hanno significato le sei sillabe che lo compongono.
Om è composta da tre lettere: A, U e M. Queste simbolizzano il corpo, la parola e la mente impuri del praticante all'inizio del suo sentiero verso la liberazione. Alla fine del sentiero, simbolizzano il corpo, la parola e la mente puri di un Buddha.
Quindi, al tempo stesso, Om indica la possibilità che vi sia una trasformazione dall'impurità alla purezza: il sentiero della liberazione.
Mani, due sillabe, significa "gioiello", simbolizza la bodhicitta, cioè l'intenzione altruista di raggiungere l'illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Padme, due sillabe, significa "loto", simbolizza la saggezza, la conoscenza. La comprensione dell'impermanenza, della vacuità, dell'interdipendenza, la conoscenza che recide ogni illusione e offuscamento. Mani Padme è anche l'epiteto di Avallokitesvara.
Hum chiude il mantra nella perfezione, come pure anche molti mantra, e significa " concedi" la mente onniscente e le realizzazioni, e simbolizza l'indivisibilità di metodo e conoscenza, di compassione e saggezza.
Le sei sillabe del mantra significano che con la pratica di un sentiero che sia l'unione di metodo e saggezza è possibile trasformare corpo, parola e mente impuri nel corpo, nella parola e nella mente puri di un Buddha. La Buddhità, la natura del Buddha, è all'interno di ciascuno di noi così come è all'interno del mantra Om Mani Padme Hum.
La frase intera ha anche il significato di : " O gioiello sul fior di loto, concedimi tutte le realizzazioni" oppure " Concedimi l'ispirazione per ottenere l'unione di metodo e saggezza".
Il mantra può assumere altri significati in contesti diversi. Ad esempio, recitato durante il bardo, cioè durante la fase successiva alla morte e precedente alla reincarnazione, è lo strumento per evitare di ricadere nel ciclo di rinascite del samsara: "Om" chiude la porta della rinascita fra gli dei, "Ma" quella fra le Asura, divinità gelose, "ni" quella fra gli uomini, "Pad" quella fra gli animali, "me" quello fra i preta, spiriti insaziabili, e "Hum" quella negli inferi.
L'insegnamento spiega che ciascuna delle sei sillabe del Mantra - OM MA NI PAD ME HUM - ha un effetto specifico e potente nel determinare la trasformazione dei vari livelli del nostro essere. Le sei sillabe purificano completamente le sei emozioni negative che sono manifestazioni dell'ignoranza e che inducono a comportamenti negativi nei confronti del nostro corpo, in modo orale e mentale, creando così il Samsara (ciclo delle rinascite) e la nostra sofferenza. Orgoglio, gelosia, desiderio, ignoranza, cupidigia e rabbia sono trasformati con il Mantra nella loro vera natura; la saggezza delle sei famiglie di Buddha si manifesta nella mente illuminata.
Così quando recitiamo l' OM MA NI PAD ME HUM le sei emozioni negative che sono la causa dei sei regni del Samsara, sono purificate. Le sei sillabe impediscono la rinascita in ognuno dei sei regni e attenuano la sofferenza inerente ad ogni regno. Allo stesso tempo recitando l' OM MANI PADME HUM si purificano completamente i complessi dell'ego e si perfezionano i sei generi di azioni trascendentali del cuore e della mente illuminata: generosità, armonia, comportamento, resistenza, entusiasmo, concentrazione/comprensione. OM MANI PADME HUM è detto anche "enorme protezione dagli influssi negativi e dalle varie forme di malattia". In tibetano è pronunciato OM MA NI PAD ME HUNG. Comprende la compassione e la benedizione di tutti i Buddha e Bodhisattva ed invoca particolarmente la benedizione di Avaloketeshvara, .il Buddha della Compassione. Avaloketeshvara è una manifestazione del Buddha nel Sambhogakaya ed il suo Mantra è considerato l'essenza del Buddha della Compassione per tutti gli esseri. Se Padmasambhava è il Maestro più importante per i tibetani è anche vero che Avaloketeshvara è il loro Buddha più importante ed è la divinità protettrice del Karma del Tibet. C'è un detto famoso: il Buddha della Compassione è talmente presente nella mentalità tibetana che ogni bambino in grado di pronunciare la parola "mamma" può anche recitare l' OM MANI PADME HUNG.
Anche la sola recitazione saltuaria del mantra può aiutarci ad essere più tranquilli e di cuore aperto, perchè Avalokitesvara e il suo mantra sono la manifestazione della compassione. Le persone anziane in Tibet erano solite recitare questo mantra alla fine della loro giornata e di solito si proponevano di recitarlo sei miliardi di volte prima di morire. Quando arrivavano al miliardo di mantra, ad alcune persone spuntavano nuovi denti che chiamavano appunto i denti del miliardo. IL potere dei mantra non è tangibile, è come l'elettricità: possiamo osservarne la realtà solo nei suoi effetti.
Il mantra scritto più volte su strisce di carta è introdotto nelle cavità di "ruote", o mulini di preghiera (Manichorkor), che sono girati a mano o dall'acqua. Le ruote di preghiera sono usate dai tibetani per purificare se stessi, ed il mondo, dal karma negativo accumulato, in base alla convinzione che il mettere in movimento il mantra scritto produce gli stessi benefici effetti del pronunciarlo.

Si racconta che molti anni fa mille prìncipi fecero voto di diventare Buddha. Uno solo riuscì a raggiungere l'illuminazione e divenne il Buddha che noi conosciamo come Gautama Siddharta. Avaloketeshvara tuttavia fece voto di non entrare nel Nirvana fino a quando tutti gli altri prìncipi non fossero diventati loro stessi dei Buddha. Nella sua infinita compassione fece anche voto di liberare tutti gli altri esseri senzienti dalla sofferenza dei vari regni del Samsara. Prima di ciò il Buddha pregò: "Possa aiutare tutti gli esseri ma se mi dovessi stancare di questo enorme lavoro il mio corpo dovrà essere frantumato in mille pezzi".
In primo luogo si dice sia disceso nel regno dell'inferno risalendo gradualmente attraverso il mondo dei fantasmi affamati e più in alto sino al regno degli Dei. Da quel punto gli capitò di guardare in basso e vide stupefatto che, anche se aveva salvato innumerevoli esseri dall'inferno ancora una maggior numero vi si stava riversando. Fu un immenso dolore e per un momento perse la fede nel suo nobile voto ed il suo corpo esplose in mille pezzi. Nella sua disperazione chiamò in aiuto tutti i Buddha. L'aiuto si manifestò e venne da ogni parte dell'universo, come dice un testo, sotto forma di leggera tormenta di fiocchi di neve. Con il loro immenso potere i Buddha lo ricomposero nella sua completezza e da allora Avalokiteshvara ebbe undici teste e mille braccia e sul palmo di ogni mano vi era un occhio a significare quell'insieme di saggezza e nobiltà che contraddistinguono la vera compassione. In questa forma era ancora più splendente e più forte per poter aiutare tutti gli esseri. La sua compassione si sviluppò ancora più intensamente ripetendo questo voto davanti ai Buddha: " Non potrò uscire dal Samsara sino a quando tutti gli esseri senzienti non avranno raggiunto l'illuminazione". Si dice che per il dispiacere ed il dolore del Samsara dai suoi occhi sgorgarono due lacrime, con la benedizione dei Buddha si trasformarono in due Tara. Una Tara nella forma verde che rappresenta la forza attiva della compassione e l'altra Tara nella forma bianca che rappresenta l'aspetto materno della compassione. Tara significa "Colei che libera - Colei che ci accompagna attraverso l'oceano del Samsara".
Nel Mahayana Sutra vi è scritto che Avaloketeshvara ha donato il suo Mantra al Buddha e Buddha, a sua volta, gli ha assegnato il suo speciale e nobile incarico di aiutare tutti gli esseri dell'universo a raggiungere l'illuminazione. In quel momento su di loro discesero fiori, la terra tremò e nell'aria echeggiò il Mantra "OM MANI PADME HUM".

giovedì 9 giugno 2011

Breve biografia di Padmasambhava - Jamgön Kongtrul I (Lodrö Thaye)


Questa breve storia della vita di Padmasambhava, chiamato anche Guru Rinpoche o Padmakara, è tratta dalla Preziosa ghirlanda di lapislazzuli, una raccolta di biografie dei 108 tertön principali scritta da Jamgön Kongtrul I, che si trova nel primo volume del suo Rinchen terdzo.

Padmakara ha influito su innumerevoli esseri per mezzo degli insegnamenti vajrayana e in particolare grazie all’attività dei profondi tesori terma. Questo grande maestro non era una persona ordinaria che aveva intrapreso il sentiero, o un essere nobile su uno dei bhumi del bodhisattva, ma un’emanazione del Buddha Amitabha e Shakyamuni contemporaneamente, che apparve per domare gli esseri umani e gli spiriti difficili da convertire.

Neppure i grandi bodhisattva sono in grado di spiegare completamente la sua vita esemplare, tuttavia la narrerò brevemente come segue.
Nel regno dharmakaya della Luminosa Essenza Vajra, Guru Rinpoche ha ottenuto per natura la perfetta Illuminazione fin dal primo inizio, in quanto base liberata della purezza primordiale. È conosciuto come il protettore originale, Luce Immutabile. Nel regno sambhogakaya automanifestato del Rombo del Tamburo della Perfezione, si manifestò spontaneamente come la saggezza illimitata delle 5 famiglie del Buddha Immenso Oceano che possiedono le 5 certezze. Come manifestazione esterna di questa apparizione, nelle innumerevoli manifestazioni di forme corporee nei campi di Buddha delle 5 famiglie, compresi i regni naturali nirmanakaya semimanifestati di Mahabrahma, egli appare a tutti i bodhisattva dei 10 bhumi. Dal momento che tutti questi sono nuvole della manifestazione della saggezza di Guru Rinpoche, la “ruota inesauribile dell’ornamento’’, egli è conosciuto come il Loto che Tutto Regge.
Per la forza di queste apparizioni di saggezza egli si manifesta nei mondi innumerevoli delle 10 direzioni come apparenza magica dei nirmanakaya che domano gli esseri. In particolare, si insegna che in questo sistema di mondi saha egli illumina 50 mondi con la lampada degli insegnamenti dei Sutra e Tantra, apparendo come le 8 manifestazioni per domare gli esseri in diverse parti del mondo.
La dakini Yeshe Tsogyal ebbe una visione nella quale vide una manifestazione di Guru Rinpoche chiamata Immenso Oceano Vajra nella direzione dell’est. Ciascun poro del suo corpo conteneva un miliardo di regni e in ogni regno c’erano un miliardo di sistemi di mondi. In ciascuno di questi sistemi di mondi c’erano un miliardo di Guru Rinpoche, ciascuno dei quali creava un miliardo di emanazioni. Ciascuna di queste emanazioni esercitava l’attività di domare un miliardo di discepoli. Poi vide la stessa apparizione in ciascuna delle altre direzioni e al centro.
In questo mondo di Jambudvipa, Guru Rinpoche è conosciuto come un solo nirmanakaya che doma gli esseri(1), ma a seconda delle diverse doti e capacità delle persone, è percepito in vari modi.
La storia della Trasmissione orale di Kilaya e molte fonti indiane narrano che nacque come figlio di un re o di un ministro dell’Oddiyana, mentre la maggior parte dei tesoriterma raccontano che ebbe una nascita miracolosa. Secondo alcuni testi, apparve da un fulmine sulla vetta del Monte Malaya. Ognuna di queste storie miracolose presenta molte differenze. In effetti è un argomento che oltrepassa la portata dell’intelletto delle persone ordinarie. Ora limiterò la spiegazione a un semplice seme, la vita di Guru Rinpoche in seguito alla nascita miracolosa come appare negli insegnamenti terma.
Nel paese di Oddiyana, situato a ovest di Bodhgaya, c’era un’isola sul lago Danakosha, sulla quale, per le benedizioni dei Buddha, apparve un fiore di loto multicolore. Il Buddha Amitabha dal centro del suo cuore emanò un vajra d’oro segnato con la lettera hrih dentro il bocciolo di questo fiore di loto, che miracolosamente si trasformò in un bambino di otto anni che teneva un vajra e un loto, ornato dei segni maggiori e minori. Il bambino rimase sull’isola e insegnava il profondo Dharma ai deva e alle dakini.
A quel tempo, Indrabodhi, re di Oddiyana, era senza figli. Aveva già esaurito il tesoro reale facendo offerte ai Tre Gioielli ed elemosine ai poveri. Come ultima risorsa, per trovare il gioiello che esaudisce i desideri, si imbarcò per una traversata del grande lago, insieme al suo ministro Krishnadhara. Al ritorno, prima Krishnadhara e poi Indrabodhi incontrarono il bambino miracoloso. Il re considerò che le sue preghiere fossero state esaudite e lo portò con sé a palazzo, dove ricevette il nome di Padmakara, il Nato dal Loto. Padmakara fu posto su un trono fatto di pietre preziose e i sudditi gli fecero ricche offerte.
Il principe crebbe, portando innumerevoli esseri a maturazione per mezzo delle sue attività giovanili e delle sue gare. Sposò Prabhadhari e resse il regno di Oddiyana secondo il Dharma. Allora sentì che non sarebbe stato in grado di compiere il beneficio immenso nei confronti degli esseri se avesse continuato a governare un regno, perciò chiese a Indrabodhi il permesso di andarsene, che gli fu negato. In un atto giocoso, finse allora che il tridente gli scivolasse dalle mani; cadde e uccise il figlio di un suo ministro. Così fu condannato a essere scacciato in un carnaio. Rimase nel Fresco Boschetto, nella Foresta Gioiosa e a Sosaling, dedicandosi alle discipline yoga. In questo periodo ricevette potenziamenti e benedizioni dalle due dakini Domatrice di Mara e Sostenitrice di Beatitudine. Quando ebbe al suo comando tutte le dakini dei carnai, fu chiamato Shantarakshita.
Padmakara ritornò a Oddiyana, sull’isola in mezzo al lago, dove praticò il Mantra Segreto e il linguaggio simbolico delle dakini, per mezzo del quale ebbe al suo comando le dakini dell’isola. In seguito praticò nella Foresta Accidentata ed ebbe una visione di Vajrayogini. Vincolò con un giuramento tutti i naga dei laghi e gli spiriti planetari e ricevette poteri soprannaturali da tutti i daka e le dakini. Così divenne famoso come Dorje Drakpo Tsal (Potere Irato Vajra).
In seguito si recò al trono vajra a Bodhgaya, dove compì molti miracoli. La gente gli chiedeva chi fosse, e quando rispondeva di essere un Buddha automanifestato, non gli credevano, ma al contrario lo deridevano. Avendo compreso che c’erano molti motivi per avere un maestro, andò a Sahor, dove fu ordinato da Prabhahasti e prese il nome di Shakya Senge. Ricevette 18 volte gli insegnamenti sullo Yoga Tantra ed ebbe visioni delle divinità. Dopo di che andò dalla maestra Kungamo, che era la dakini di saggezza Guhya Jnana apparsa sotto le sembianze di una monaca. Le chiese il potenziamento, e Kungamo lo trasformò nella lettera hung, lo ingoiò e poi lo espulse dal suo loto. All’interno del suo corpo gli furono conferiti tutti i potenziamenti esterni, interni e segreti e fu purificato dalle tre oscurazioni.
Successivamente incontrò gli otto grandi vidyadhara e ricevette le Otto Sadhana. Ricevette la Maya Jala dal grande maestro Buddha Guhya e lo Dzogchen da Shri Singha. In questo modo studiò e ricevette tutti i Sutra, i Tantra e le scienze da numerosi maestri eruditi e realizzati dell’India. Diventò un adepto imparando un argomento una volta sola ed ebbe visioni di tutte le divinità senza nemmeno praticare. A quel tempo era chiamato Loden Chokse, e manifestò il modo per perfezionare il livello vidyadhara di maturazione.
Poi andò nel paese di Sahor, dove magnetizzò Mandarava, una dakini qualificata che era figlia del re Vihardhara. La prese come supporto di sadhana e praticarono per tre mesi nella grotta di Maratika, dopo di che apparve loro il Buddha Amitayus in persona, conferendo loro il potenziamento e la benedizione di essere inseparabili da lui. Ricevettero un miliardo di Tantra della lunga vita e realizzarono il livello vidyadhara della padronanza della vita. Avendo ottenuto il corpo vajra al di là di nascita e morte, ritornarono a insegnare nel regno di Sahor. Mentre chiedevano l’elemosina, furono arrestati dal re e dai ministri e mandati al rogo. Il maestro e la sua consorte ispirarono la fede compiendo il miracolo di trasformare il rogo in un fresco lago, al centro del quale erano seduti su un fiore di loto. Fecero in modo che tutta la popolazione si dedicasse alla pratica del Dharma e la stabilirono nello stato che è al di là della ricaduta nel samsara.
Padmakara in seguito tornò a convertire il popolo di Oddiyana. Mentre chiedeva l’elemosina, lo riconobbero e fu condannato a bruciare su una grande pira di legno di sandalo. Di nuovo, il maestro e la sua consorte riapparvero illesi su un fiore di loto al centro di un lago, indossando una ghirlanda di teschi, simbolo della liberazione di tutti gli esseri dal samsara. Avendo mostrato questo miracolo, diventò Padma Thotreng Tsal (Potente Loto della Ghirlanda di Teschi). Rimase in Oddiyana per 13 anni come maestro del re e stabilì tutto il regno nella pratica del Dharma. In questo periodo diede il potenziamento e gli insegnamenti di Kadue Chokyi Gyamtso, l’Oceano del Dharma che Incarna tutti gli Insegnamenti, per mezzo del quale il re, la regina e tutti coloro che erano predestinati realizzarono il livello supremo del vidyadhara. Allora prese il nome di Padma Raja (Re del Loto).
In accordo con una profezia contenuta nel Sutra sulla percezione magica, Padmakara si trasformò nel monaco Wangpo De per convertire il re Ashoka. Avendo stabilito il re Ashoka in una fede incrollabile, in una sola notte eresse in questo mondo un milione di stupa contenenti le reliquie del Tathagata. Inoltre soggiogò diversi maestri non buddhisti e fu avvelenato da un re, ma restò illeso. Quando poi fu gettato nel fiume, lo fece scorrere contro corrente e danzò sospeso a mezz’aria. Per tutto ciò fu conosciuto come Potente Giovane Garuda.
Inoltre, Padmakara si manifestò sotto forma dell’Acharya Padmavajra, il maestro che rivelò lo Hevajra Tantra, e come il brahmino Saraha, Dombi Heruka, Virupa, Kalacharya e molti altri siddha. Praticò nei grandi carnai, dove insegnò il Mantra Segreto alle dakini. Soggiogò gli spiriti mondani esterni e interni e li nominò protettori del Dharma. In quel tempo fu chiamato Nyima Oser.
Quando 500 maestri non buddhisti furono sul punto di sconfiggere il Dharma in un dibattito a Bodhgaya, Padmakara li sfidò e risultò vincitore. Alcuni maestri fecero ricorso alla magia nera, ma Padmakara li sbaragliò per mezzo di un mantra irato rivelato dalla dakini Domatrice di Mara. Gli altri si convertirono al Buddhismo e lo stendardo del Dharma fu innalzato fino al cielo. A quel tempo si chiamò Senge Dradrok. A questo punto aveva esaurito le tre contaminazioni e si stabilì nel livello vidyadhara della padronanza della vita, lo stadio in cui il sentiero supremo è completamente perfezionato.
Diretto alla grotta di Yanglesho, che si trova tra l’India e il Nepal, incontrò Shakya Devi, figlia di un re nepalese, che accettò come suo supporto di sadhana e consorte. Mentre praticava il Vishuddha Heruka tre potenti spiriti crearono degli ostacoli, impedendo la pioggia per tre anni e provocando epidemie e carestie. Padmakara inviò dei messaggeri in India chiedendo ai suoi maestri un insegnamento che potesse contrastare questi ostacoli. Due uomini ritornarono portando i testi di Kilaya, e gli ostacoli furono pacificati spontaneamente nel momento stesso in cui giunsero in Nepal. In seguito, Padmakara e la sua consorte ottennero la siddhi suprema e dimorarono nel livello vidyadhara della Mahamudra.
Guru Rinpoche percepiva che la pratica del Vishuddha Heruka porta grandi realizzazioni. Ma questa pratica è simile a un mercante viaggiatore che incontra molti ostacoli, mentre Kilaya è come la sua scorta indispensabile. A motivo di questo collegamento Guru Rinpoche compose molte sadhana che combinano i due heruka. In questo luogo vincolò anche sotto giuramento i 16 protettori mondani di Vajra Kilaya.
Padmakara visitò altri regni dell’antichità, dove insegnò il Dharma: Hurmudzu nelle vicinanze dell’Oddiyana, Sikojhara, Dharmakosha, Rugma, Tirahuti, Kamarupa e Kancha, così come molti altri. Non è certo se visitò il paese di Droding, ma gli insegnamenti tantrici che vi diede su Hevajra, Guhyachandra Bindu, Vishuddha, Hayagriva, Kilaya e Mamo continuano ancora oggi.
In generale si considera che Padmakara abbia vissuto in India per 3.600 anni, essendo di beneficio per gli insegnamenti e gli esseri. Ma sembra che per gli eruditi questa durata sia solo una generalizzazione.
Per convertire le popolazioni della Mongolia e della Cina, Padmakara si emanò sotto forma del re Ngonshe Chen e dello yogi Tobden. Inoltre apparve nel paese di Shangshung come il bambino Tavi Hricha, nato miracolosamente, che diede le istruzioni sul lignaggio Dzogchen e condusse molti validi discepoli alla realizzazione del corpo di arcobaleno.
Così, l’attività di Padmakara per condurre gli esseri umani sul sentiero della liberazione apparendo in vari luoghi, sotto diverse forme e parlando varie lingue, è senza dubbio incommensurabile.
Ora descriverò come Padmakara giunse qui in Tibet. Il re Trisong Deutsen, in sé un’emanazione di Manjushri, a vent’anni espresse la forte aspirazione di diffondere gli insegnamenti sacri del Dharma. Invitò il Khenpo Bodhisattva(2) dall’India, che insegnò l’origine dipendente e le 10 azioni virtuose. Un anno dopo posero le fondamenta di un grande tempio, ma gli spiriti del Tibet crearono ostacoli e impedirono la costruzione. Seguendo la predizione del Khenpo, il re inviò cinque messaggeri per invitare il grande maestro Padmakara. Avendo la precognizione ditutto ciò, Padmakara si era già recato in Mangyul, tra Nepal e Tibet. Sul cammino verso il Tibet centrale passò per Ngari, Tsang e Dokham, visitando miracolosamente tutti i distretti e vincolando sotto giuramento le 12 dee Tenma, i 13 Gurlha e i 21 Genyen, così come molti altri spiriti potenti.
Nella Foresta di Tamerici, presso la Roccia Rossa, incontrò il re del Tibet e proseguì in cima a Hepori per soggiogare gli dei e i demoni. Pose le fondamenta di Samye e vigilò fino al suo completamento, facendo lavorare anche gli dei e i demoni che prima avevano ostacolato la costruzione. In cinque anni furono terminati i lavori del complesso sacro del Glorioso Samye, il Vihara Immutabile e Spontaneamente Compiuto, con i tre templi delle regine, il tutto costruito a somiglianza del Monte Sumeru circondato dai quattro continenti, otto subcontinenti, il sole, la luna e la cerchia di montagne di ferro. Durante la cerimonia di consacrazione avvennero cinque segni miracolosi.
In seguito il re volle far tradurre le scritture e stabilire il Dharma, così fece studiare molti ragazzi tibetani intelligenti perché diventassero traduttori. Invitando altri maestri del Tripitaka dall’India, fece ordinare i primi sette monaci dal Khenpo per costituire gradualmente il sangha ordinato. Il Khenpo Bodhisattva e Padmakara con gli altri pandit, insieme a Vairochana, Kawa Paltseg, Chog-ro Lui Gyaltsen e gli altri traduttori tradussero in tibetano tutte le scritture buddhiste esistenti dei Sutra e Tantra, insieme alla maggior parte dei trattati di spiegazione.
Vairochana e Namkhai Nyingpo furono inviati in India, dove Vairochana studiò lo Dzogchen con Shri Singha mentre Namkhai Nyingpo ricevette gli insegnamenti sullo Heruka Vishuddha dal grande maestro Hungkara. Tutti e due ottennero la realizzazione e diffusero gli insegnamenti in Tibet.
Il re Trisong Deutsen poi richiese potenziamenti e istruzioni a Padmakara. A Chimphu, l’eremitaggio sopra Samye, il grande maestro svelò il mandala delle 8 sadhana dell’Heruka, a cui iniziò nove discepoli principali, tra cui il re. A ognuno fu affidata una trasmissione specifica e tutti e nove ottennero le siddhi praticando gli insegnamenti.
A Lhodrak, Tidro e molti altri luoghi, Padmakara diede innumerevoli altri profondi e straordinari insegnamenti connessi con i tre Tantra interni a molti studenti predestinati, primi tra tutti il re e i suoi figli e i 25 discepoli.
Guru Rinpoche restò in Tibet per 55 anni e sei mesi, 48 anni mentre era ancora vivo il re e sette anni e sei mesi dopo. Arrivò quando il re aveva 21 anni (810 d.C.). Il re morì a 69 anni. Padmakara rimase in Tibet ancora qualche anno prima di partire per il paese dei raksha.
Padmakara visitò di persona le 20 montagne di neve di Ngari, i 21 luoghi di pratica del Tibet centrale e di Tsang, i 25 luoghi del Dokham, le tre valli nascoste e molte altre località, ognuna delle quali fu benedetta come un luogo sacro di pratica. Sapendo che un discendente del re avrebbe poi cercato di distruggere il Buddhismo in Tibet, fece molte predizioni per il futuro. In accordo con il re e i suoi discepoli più stretti, Padmakara nascose innumerevoli insegnamenti terma capeggiati dagli 8 tesori personali del re, i 5 grandi tesori della mente e i 25 tesori profondi. I motivi che lo spinsero a nascondere questi terma furono: impedire la distruzione degli insegnamenti del Mantra Segreto, evitare la corruzione del Vajrayana o la sua modifica da parte di intellettuali, mantenere le benedizioni ed essere di beneficio ai discepoli futuri. Per ognuno di questi tesori nascosti, Padmakara predisse il momento della sua rivelazione, la persona che lo avrebbe svelato e coloro che erano predestinati a riceverlo e a detenere gli insegnamenti. Si manifestò nella forma irata e terrificante della pazza saggezza nei 13 luoghi chiamati il Nido della Tigre, vincolando tutti gli spiriti mondani sotto giuramento al servizio del Dharma, e affidò loro la sorveglianza dei tesori terma. A quel tempo fu chiamato Dorje Drollo.
Per ispirare la fede alle generazioni future, lasciò l’impronta del suo corpo a Bumthang, impronte delle sue mani a Namtso Chugmo e le sue orme a Paro Drakar, così come in innumerevoli altri luoghi di pratica.
Dopo la morte del re Trisong Deutsen, Padmakara pose sul trono Mutig Tsenpo. Compì un drubchen a Tramdruk, dove affidò i profondi insegnamenti a Gyalse Lhaje, il secondo principe e gli predisse che sarebbe stato di beneficio agli esseri diventando il rivelatore dei tesori nascosti per 13 vite successive(3).
È impossibile contare esattamente quanti studenti in Tibet ricevettero potenziamenti da Padmakara in persona, ma i più famosi sono i 25 discepoli originali, i 25 discepoli intermedi e i successivi 17 e 21 discepoli. Ci furono 80 dei suoi allievi che realizzarono il corpo di arcobaleno a Yerpa e anche i 108 meditanti a Chuwori, i 30 tantrika a Yangdzong e i 55 realizzati a Sheldrag. Tra le discepole, ci furono le 25 dakini e le 7 yogini. Molti di questi discepoli avevano dei lignaggi di sangue che continuano ancora oggi.
Quando fu sul punto di partire per il paese dei raksha a sud-ovest, il re, i ministri e tutti i discepoli cercarono di dissuaderlo, ma senza risultati. Diede a ciascuno di loro consigli e insegnamenti e se ne andò dal passo di Gungthang, in sella a un cavallo o a un leone, accompagnato da innumerevoli esseri divini che porgevano offerte. Sulla vetta della Gloriosa Montagna Color Rame sul continente di Chamara, liberò Raksha Thotreng, il re dei raksha, e ne assunse la forma. Dopo di che, creò miracolosamente il palazzo della Luce di Loto, dotato di decorazioni inimmaginabili ed emanò anche una replica di se stesso su ciascuna delle otto isole circostanti, dove risiedono come re, insegnando le 8 sadhana dell’Heruka.
Al momento presente egli dimora sul livello vidyadhara della presenza spontanea nella forma del reggente del Vajradhara, incrollabile finché rimarrà il samsara. Pieno di compassione, invia sue emanazioni per essere di beneficio agli esseri. Anche dopo che gli insegnamenti del Vinaya saranno scomparsi, egli apparirà tra i praticanti tantrici. Ci saranno molti discepoli predestinati che otterranno il corpo di arcobaleno. In futuro, quando il Buddha Maitreya apparirà in questo mondo, Padmakara sarà emanato come Drowa Kundul per diffondere gli insegnamenti del Mantra Segreto a tutti coloro che ne sono degni.

Questa breve biografia non è che una narrazione parziale che si conforma a ciò che fu percepito da alcuni studenti ordinari(4) .

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(1). Un “nirmanakaya che doma gli esseri’’ appare nei sei regni del samsara, diversamente da un’emanazione in un regno naturale nirmanakaya come Sukhavati, la terra pura del Buddha Amitabha. (torna)

(2). Il Khenpo Bodhisattva di solito è conosciuto con il nome di Shantarakshita, il maestro indiano che ordinò i primi monaci in Tibet. (torna)

(3). La tredicesima incarnazione fu il grande rivelatore di tesori Chokgyur Lingpa. (torna)

(4). Jamgon Kontrul stesso fu una reincarnazione del traduttore Vairocana. Ebbe molte visioni di Guru Rinpoche e fu anche un rivelatore degli insegnamenti terma.

mercoledì 11 maggio 2011

La Mala - Il simbolismo buddista

Una mala ha 108 grani
La mala e' un filo di grani che molti buddhisti usano quando recitano i mantra. E' uno strumento pratico e allo stesso tempo pieno di simbolismo. Di solito una mala consiste di 108 grani piu' piccoli e di un grano molto piu' grande che assomiglia ad uno stupa. In realta' questo grano e' uno stupa, e porta il significato di uno stupa. La sua forma appuntita rappresenta lo "Stato di Verita'" che e' stato raggiunto realizzando che non e' possibile trovare un ego o un "io". Nello "Stato di Verita'" tutte le qualita' della mente possono manifestarsi liberamente. La parte rotonda del "grano-stupa" mostra la gioia che appare quando l'illusione di un ego scompare e tutte le energie che solitamente sono legate da speranza e paura, tutte le idee rigide, e tutti i pensieri inerenti a passato e futuro vengono lasciati. Simbolizza anche l'enorme gioia che si manifesta quando si e' liberi da qualsiasi tipo di gioco o di artificiosità.
Quando realizziamo che non c'e' alcun ego, e abbiamo sperimentato la grande gioia che la realizzazione porta, allora le qualita' che otteniamo si mostrano in modo pratico, sotto forma di diverse azioni di Bodhisattva e di attivita'.
Quando si usa una mala si dice un mantra per ogni grano. Si gira il pollice in senso orario su ogni grano e, quando si arriva al "grano-stupa" si gira e si torna indietro per il verso opposto. Questo rende l'uso della mala più semplice perche' i grani non saranno cosi' stretti sul filo quando li si muove.
Durante la meditazione e' meglio essere totalmente consapevoli della visualizzazione del Buddha davanti o sopra a noi. Allora si puo' usare la sensazione della mala e la ripetizione del mantra per rafforzare l'esperienza dell'essere nel campo consapevole del Buddha e nel campo di benedizione. In questa meditazione completa la mente e' con il Buddha, la parola con il mantra e il corpo con la mala. Quando a volte capita, e capita spesso, che la mente non e' focalizzata o che la parola perde qualche mantra, una parte della mente sara' ancora in meditazione grazie al movimento della mala nella mano. In questo modo la mala puo' veramente essere di beneficio.
Ci sono diverse spiegazioni sul perche' la mala ha 108 grani. Ci sono otto diversi tipi di consapevolezza. Primo, ci sono cinque tipi di consapevolezza dei sensi: gusto, olfatto, vista, tatto e udito. Il sesto tipo e' come una "consapevolezza poliziesca" che tiene un occhio su cio' che accade. Il settimo tipo e' la "consapevolezza dell'immagazzinamento" e l'ottavo e' la consapevolezza che elabora la lingua, i simboli e gli oggetti all'interno di questo reame. Dopo aver raggiunto la Buddhita', questi otto tipi di consapevolezza sono trasformati in una nona "super consapevolezza" dove tutto e' conosciuto intuitivamente. Con questa consapevolezza le cose non sono sperimentate attraverso i sensi, ma direttamente attraverso le vibrazioni di ogni atomo del nostro corpo. Questa condizione e' possibile perche' lo spazio dentro e' di per se' consapevole. Lo spazio non e' un buco nero o un separatore, ma un collegamento con l'informazione che contiene. Quando gli otto tipi ordinari di consapevolezza diventano il nono, "la consapevolezza che conosce tutto e realizza tutto", cento Buddha si risvegliano dentro di noi in forma di 42 Buddha pacifici e 58 irati. Quindi il numero rappresenta gli otto tipi di consapevolezza prima dello stato totalmente realizzato e i cento Buddha che si manifestano grazie alla condizione illuminata della mente.
Quando si fanno le prostrazioni, si raccomanda l'uso di una mala piu' piccola, detta "di 1/4", che ha 27 grani. Questa grandezza va bene piu' o meno per tutte le mani.
Molte persone estendono la funzione della mala aggiungendo degli altri "contatori". Nella nostra Tradizione Kagyu li appendiamo dopo il decimo grano e, se ne usiamo due paia, li mettiamo dopo il decimo e dopo il ventesimo grano.

Mala di vari materiali
Le mala possono essere fatte in molti materiali diversi, che vanno bene per diversi Buddha. Sia il seme di loto che l'albero della bodhi sono i materiali adatti per recitare tutti i mantra. Il seme di loto e' un nome romantico per i semi di un pero cinese. Queste mala sono solitamente fatte in Cina ed esportate via Nepal e Hong Kong. Le mala fatte dall'albero della bodhi sono fatte dallo stesso tipo di albero sotto il quale il Buddha stava seduto quando raggiunse lo stato di piena realizzazione della mente. La forma e la grandezza di questi grani varia un bel po'. Ci sono generalmente due tipi di grani fatti con l'albero della bodhi: un tipo ha "il sole e la luna", mentre l'altro ha un triangolo intagliato nei grani. Quelli con i triangoli vanno particolarmente bene per le pratiche dei protettori. L'albero della bodhi e il seme di loto possono trattenere l'energia di tipo pacifico, di protezione, di arricchimento e di fascinazione, cosi' come pure tutti i tipi di mantra. Entrambi sono anche materiali piacevoli perche' non si scaldano ne' si raffreddano e sono relativamente leggeri.
Tra gli altri materiali usati per le mala, ambra e legno di sandalo sono particolarmente popolari. Le mala di legno di sandalo non sono tra le piu' durature perche' il legno e' tenero, ma la loro fragranza e' molto piacevole. Le mala fatte di osso o di ematite, una pietra molto pesante, sono fatte appositamente per le pratiche dei protettori.
Se si vuole essere sicuri di avere una mala di buona qualita', i materiali raccomandati sono l'albero della bodhi, il seme di loto, e l'ambra. Altri materiali possono naturalmente andar bene lo stesso. Si puo' scegliere il colore della mala per farlo combaciare con l'aspetto buddhico sul quale si sta praticando, per esempio nero o blu/nero per Mantello nero, verde per Tara Verde, bianca per Occhi Amorevoli, blu per il Buddha della Medicina, etc.
Si dice che e' segno di buon stile se la propria mala ci sta nel pugno. Se e' troppo grande puo' essere un segno di orgoglio. Per quel che riguarda il filo, e' una buona idea avere un filo tirato stretto per i mantra brevi ed uno piu' sciolto per quelli piu' lunghi. Spesso le mala sono fatte di una misura che ci sta intorno al polso. Generalmente, la sensazione della mala e' migliore se e' fatta con un filo spesso e morbido.


lunedì 9 maggio 2011

CHENREZIG, l'espressione del Sangha

La base per l'ottenimento dell'Illuminazione è la promessa del Bodhisattva. Si tratta dell'impegno che uno yogi assume per lavorare instancabilmente al fine di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza e per portarli alla realizzazione assoluta e alla felicità dello stato di Buddha. Questa enorme impresa rappresenta l'apice degli insegnamenti Mahayana attraverso i quali l'abile compassione e saggezza vengono immesse nell'azione. I metodi della Via di Diamante (Vajrayana) lavorano direttamente e velocemente attraverso il contatto con la mente realizzata del proprio Lama e attraverso l'identificazione con lo stesso stato di Buddha. Tuttavia il Vajrayana è interamente sostenuto e non è mai separato dalla visione del Mahayana e dalla nobile aspirazione del Bodhisattva. Chenrezig, il Bodhisattva della Compassione, è l'espressione del Sangha, degli amici praticanti che ci incitano, ci stimolano e ci ispirano ad occuparci della completa felicità degli altri senza eccezioni, come frutto conclusivo della riuscita della nostra pratica.
Essendo il terzo dei "Tre Gioielli", il Sangha è sempre raffigurato da Chenrezig, che rappresenta tutti i Bodhisattva e che indica la motivazione altruista e portatrice di gioia, che è il fondamento della famiglia Mahayana degli amici praticanti. 2580 anni fa circa, il Buddha, dopo la piena e completa Illuminazione sotto l'albero della Bodhi a Bodhgaya, in India, diede al mondo i primi insegnamenti. Il primo discorso del Buddha fu sull' inaspettato argomento della sofferenza e del suo effetto pervasivo sull'esistenza condizionata. Il Buddha spiegò che la natura della realtà, così come viene sperimentata da un essere non illuminato, è continuamente costituita da felicità temporanea e dolore, indissolubilmente connessi con la causalità. Il modo in cui gli esseri sperimentano le loro vite, le loro personali gioie, tristezze ed inevitabili perdite, ha come propria base il pensiero, la parola e l'azione precedentemente e continuamente delusi, in questa e in tutte le vite precedenti.
Il Buddha Shakyamuni spiegò che tutti gli esseri sono mossi da un singolo comune obiettivo; sopra ogni cosa cerchiamo di trovare la felicità e di evitare la sofferenza. Il Buddha, avendo ottenuto la comprensione completa del karma, l'insieme delle cause sia dei momenti positivi che di quelli negativi che noi tutti sperimentiamo, cominciò ad insegnare i metodi per ottenere la felicità ed evitare la sofferenza. Il Buddha Shakyamuni diede gli insegnamenti causali (Sutra) ed effettuali (Mantrayana) sulla pratica di "Occhi Amorevoli" o "Chenrezig". Con i suoi discorsi insegnò i più lenti metodi Mahayana per completare l'importante pratica del Bodhisattva. Ai suoi amici Yogi egli trasmise direttamente gli efficaci metodi tantrici per realizzare il campo di forza di Chenrezig.
Il Buddha diede questo ed altri innumerevoli metodi per realizzare il completo benessere sia degli altri che di se stessi e per trasformare ogni cosa in intuizione portatrice di gioia. Il Bodhisattva conosciuto come Occhi Amorevoli, Chenrezig in tibetano o Avalokitesvara in sanscrito, è la divinità di meditazione del Tibet. Il suo mantra OM MA NI PE ME HUNG è stato inserito in ogni aspetto dell'attività umana in tutto il paese. Oggi la pratica del Buddha della Compassione sta prendendo piede velocemente in tutto l'Occidente. Ci sono innumerevoli e differenti aspetti di Chenrezig con 108 forme riconosciute. Il modo in cui, in origine, questo Bodhisattva si manifestò è argomento di diverse prospettive storiche. Secondo quanto disse lo stesso Buddha Shakyamuni, nel Sutra del Bianco Loto, Chenrezig era, da un certo punto di vista, una persona ordinaria come voi o me. Si dice che eoni fa ci fu un Re di nome Gyalpo Sergi Mijon che governava un importante paese Buddhista. In quel periodo uno dei figli di un ministro del Re ottenne lo stato di piena Illuminazione ed era conosciuto come Tathagata Rinchen Nyingpo. Questo Buddha predisse che il Re stesso sarebbe divenuto il Buddha Amitabha. E profetizzò che il figlio maggiore del Re sarebbe diventato il Bodhisattva della Compassione, Chenrezig.
Come predetto, questi eventi si verificarono e il figlio, avendo raggiunto la compassione risvegliata, prese rinascita nella Terra Pura del Potala, dove adesso si adopera continuamente per liberare gli esseri dalla rete della sofferenza e dal dolore samsarico. Essendo un Bodhisattva del più alto livello, Chenrezig esiste nel Dharmakaya, la saggezza onnipervasiva dello spazio stesso. Si manifesta al livello di chiarezza a quelli che sono realizzati. Un'altra versione dell'origine di questa divinità, tracciata nel testo conosciuto come "Mani Khabum", descrive l'avvento di Chenrezig nel mondo relativo dei fenomeni. Dalla sua Terra Pura , il Dewachen, il Buddha Amitabha vide la necessità di aumentare la propria attività volta al beneficio degli altri. Dal suo occhio destro emise un raggio di luce bianca e da quello sinistro un raggio di luce verde. Da questi scaturirono rispettivamente le manifestazioni delle divinità Chenrezig e Tara. Chenrezig prese forma nel regno di un condottiero conosciuto come Zangpochok, "Gentilezza sublime".
Fu trovato seduto su un fiore di loto, mentre gemeva per la sofferenza insopportabile degli esseri. Il re, che prese con sé il giovane ragazzo come suo figlio, fece domande ad Amitabha riguardanti l'apparizione del meraviglioso giovanetto. "Il ragazzo è un'emanazione dell'attività di tutti i Buddha" rispose Amitabha. "Egli è colui che compirà il beneficio di tutti gli esseri, colui che renderà gioioso il cuore di tutti i Buddha, il suo nome è Chenrezig, il nobile sovrano. Alla presenza dello stesso Amitabha, Chenrezig prese il voto di liberare gli esseri dalla sofferenza, indipendentemente dal regno in cui si trovassero, e di condurli al risveglio. Se avesse rotto questa promessa, il suo corpo si sarebbe frantumato in migliaia di pezzi. In profonda meditazione Chenrezig emise raggi di luce variamente colorati verso i sei regni di sofferenza, mandando emanazioni di sé stesso per dare beneficio agli altri.
La leggenda dice che per tre volte Occhi Amorevoli fu capace di svuotare i tre regni inferiori dai loro abitanti. Dopo alcuni Kalpa di meditazione, il grande Bodhisattva aprì i suoi occhi e vide che i regni inferiori erano di nuovo pieni di sofferenza, e decise che questo compito andava oltre perfino alle sue capacità. Di conseguenza, Chenrezig si divise in migliaia di pezzi. Amitabha allora si mise al lavoro per ricostruire il Bhodisattva frantumato e decise di appoggiare la sua nobile decisione. Questa volta Amitabha fornì a Chenrezig nove volti pacifici ed uno irato, coronati dalla sua testa. Inoltre, gli diede un migliaio di braccia, con l'occhio della saggezza su ogni palmo delle mani, per conferire pieno potere alla sua benevola attività di emissario.
 
Insieme a questi complementi, Amitabha diede a Occhi Amorevoli il mantra, OM MA NI PE ME HUNG, come mezzo per trasmettere il suo potere di trasformazione. Occhi Amorevoli in effetti può essere visto in tre modi diversi. Prima di tutto come Yidam, una manifestazione di luce ed energia inseparabile dalla mente pienamente illuminata del proprio Lama. In questa forma Chenrezig appare come una divinità di meditazione che conferisce la saggezza pienamente realizzata dei Buddha direttamente alla mente del meditatore. In secondo luogo, Occhi Amorevoli può essere visto come un simbolo che rappresenta la gentilezza amorevole e la compassione. A questo proposito tutti gli atti di gentilezza, generosità, ecc., così come anche le persone che esprimono queste stesse qualità possono essere visti simbolicamente o realmente come l'attività di Occhi Amorevoli. Nel terzo caso, il significato di Chenrezig indica la vera natura della mente. Attraverso l'intuizione si può capire che tutte le manifestazioni sono il magico gioco simile ad un sogno della mente non generata, si può capire che sé stessi e gli altri sono costruzioni illusorie e rigide della mente relativa e del suo inconsapevole e abitudinario aggrapparsi all'apparenza sia di un io che di una esistenza esteriore reale. Quando riconosciamo che il "sé" e "l'altro" sono parte di una totalità illuminata ed inseparabile diventa ovvio che, come Chenrezig, non possiamo separare le cose buone che desideriamo per noi stessi da quelle che desideriamo per gli altri. In questo modo la mente stessa diventa motivata dal desiderio di vedere tutti gli esseri ricevere la più alta gioia che prima volevamo solo per "noi stessi".
Con la comprensione che la nostra mente è spazio non-creato, continuo e consapevole, e che "gli altri" appaiono come chiarezza vivida entro quello spazio, il campo della nostra compassione diventa senza limiti poiché tutti gli esseri, proprio come noi, appaiono in realtà come dei Buddha grazie alla prospettiva della più alta visione della mente. Chenrezig o le sue manifestazioni sono apparse nel mondo attraverso emanazioni, tra le quali fu riconosciuta quella di Songtsen Gampo, il primo Re Buddhista del Tibet (617-698), così come di Padmasambhava (VIII secolo), che portò il Dharma in Tibet. Tra gli altri ad essere riconosciuti come Chenrezig c'è il Dalai Lama. Egli esprime le qualità dell'aspetto pacificatore a quattro braccia di Avalokitesvara. Anche i Gyalwa Karmapa attraverso le loro diciassette incarnazioni sono considerati emanazioni di Occhi Amorevoli. Si dice che, precedentemente al suo riconoscimento come Karmapa (il primo insegnante reincarnatosi consapevolmente) l'attività del grande Yogi era quella di "Gyalwa Gyatso", una forma rossa profondamente mistica di Chenrezig in unione con la consorte.
Questo aspetto di Buddha era uno dei cinque Tantra Speciali che, come Naropa aveva predetto, sarebbero stati portati dall' India in Tibet da uno studente del Lignaggio di Marpa. Questi insegnamenti furono dati dalla yogini Khandro Karpa Sangpo a Tipupa, che li passò allo studente di Milarepa, Rechungpa. In questo modo il Karmapa ricevette e praticò questo più alto Maha Anutara Tantra e divenne nell'essenza Chenrezig stesso. Durante la vita del Buddha Shakyamuni, è stato detto che Avalokitesvara si manifestò come uno dei suoi principali discepoli. Egli ebbe un ruolo importante in molti discorsi, compreso quello del Sutra del Cuore. In questo insegnamento, su richiesta del Buddha, Avalokitesvara espose il famoso discorso sulla realtà ultima al suo caro amico Shariputra e molti altri discorsi, " .....La forma è vacuità, la vacuità è forma. La vacuità non è altro che forma: la forma non è altro che vacuità. Similmente, emozioni, discriminazioni, fattori aggreganti e consapevolezza sono privi di esistenza reale. Shariputra, tutti i fenomeni sono meramente vacui, perché non hanno caratteristiche precise. Non sono prodotti e non cessano.
Non hanno contaminazione e non hanno separazione dalla contaminazione". Avalokitesvara proseguì, come portavoce per il Sangha e per coloro che desideravano portare beneficio agli altri: "I Bodhisattva fanno affidamento sulla perfezione della saggezza e si attengono solo a questa. Le loro menti non hanno ostruzioni, non hanno alcuna paura. Andando espressamente oltre la malvagità, essi raggiungono il nirvana ultimo. Inoltre, tutti i Buddha dei tre tempi che dimorano nella perfezione, avendo fatto affidamento sulla perfezione della saggezza, sono diventati Buddha completi e manifesti nello stato di insuperabile, perfetta e completa Illuminazione." In un altro Sutra è testimoniato che il Buddha Shakyamuni profetizzò che il suo amatissimo figlio, Avalokitesvara, in futuro avrebbe soggiogato i selvaggi abitanti del Tibet e li avrebbe guidati lungo il sentiero dell'Illuminazione. In genere, il mandala o campo di potere di un Buddha o l'aspetto della saggezza buddhista, scaturiscono dalle sue sillabe e dal mantra. Così le vibrazioni del suono rappresentano un particolare Buddha; l'energia di quell'aspetto e le qualità di saggezza, come anche la sua attività, sono inseparabili. Questo è il caso del mantra di Chenrezig, OM MA NI PE ME HUNG, comunemente detto delle "sei sillabe".
 
Recitando il mantra di Chenrezig si attiva la sua attività compassionevole per il beneficio sia degli altri che di sé stessi. I risultati positivi che ne derivano possono essere maggiori di quelli che realisticamente si possono immaginare. Fu il "Secondo Buddha", Guru Rinpoche (in Sanscrito Padmasambava) che, su ordine del Re Trisong Deutsen, riuscì ad affermare il Buddhadharma in Tibet. Informò chiaramente il Re e i suoi sudditi dei benefici prodotti invocando l'attività del Grande Compassionevole. Fu proprio Guru Rinpoche a nominare Chenrezig la principale divinità dei Tibetani. Prima di lasciare la terra delle nevi, Guru Rinpoche tenne un lungo discorso al re Mutig e alla sua assemblea. Cominciò con: "Ascoltate, Re del Tibet, nobiltà e sudditi! OM MA NI PE ME HUNG è la quintessenza del Grande Compassionevole, quindi il merito che deriva dal pronunciarlo è incalcolabile. Un singolo seme di sesamo può moltiplicarsi in moltissimi semi, ma il merito che deriva dal pronunciare le sei sillabe è molto più grande. Tutti i bisogni ed i desideri sono assicurati quando si supplica il prezioso gioiello che esaudisce i desideri, ma il merito sorto dal pronunciare le sei sillabe è molto più grande. È possibile contare tutto il grano seminato nei quattro continenti, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere contati. È possibile contare le gocce d'acqua nel grande oceano, una ad una, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere contati. È possibile contare ogni pelo sul corpo di tutti gli animali esistenti, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere contati. OM MA NI PE ME HUNG. Le sei sillabe sono la quintessenza del Grande Compassionevole. È possibile consumare una montagna di ferro meteorico alta otto mila miglia strofinandola una volta ogni eone con il cotone più soffice del Kashika, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono esaurirsi.
È possibile calcolare i meriti che derivano dal costruire uno Stupa con sette preziosi materiali, riempito di reliquie dei Buddha di tutto il sistema del mondo e facendo continue offerte, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere calcolati."
Guru Rinpoche continuò a spiegare i benefici della pratica di Chenrezig: "OM MA NI PE ME HUNG. Le sei sillabe sono la quintessenza della mente del nobile Avalokitesvara. Se reciterete questo mantra 108 volte al giorno, non prenderete rinascita nei tre reami inferiori. Nelle vite seguenti conseguirete un corpo umano e potrete ricevere una visione del nobile Avalokitesvara. Se recitate quotidianamente il mantra correttamente ventuno volte, sarete intelligenti e capaci di ricordare tutto quello che avrete appreso. Avrete una voce armoniosa e diventerete esperti nel significato di tutto il Buddhadharma...... " Il grande Siddha Guru consigliò i suoi seguaci di invocare Occhi Amorevoli in tutte le situazioni: ".... Paragonato a qualsiasi trattamento o cura, le Sei Sillabe sono il rimedio più potente contro malattia e la sofferenza". Continuò: "Le virtù delle Sei Sillabe sono incommensurabili e non possono essere pienamente descritte perfino dai Buddha dei tre tempi. Perchè? Perchè questo mantra è la quintessenza del nobile Bodhisattva Avalokitesvara, che incessantemente guarda con compassione le sei classi degli esseri. Così la recitazione di questo mantra libera tutti gli esseri dal samsara." Si dice che il mantra di Chenrezig racchiuda tutti gli insegnamenti del Buddha ed esprima la sua essenza illuminata. Quindi il mantra è dotato della capacità di purificare la nostra mente dai veli che la oscurano. Questi veli comprendono le due principali oscurazioni, le nostre personali emozioni perturbatrici ed il nostro modo rigido e fissato di vedere la "realtà". Insieme, questi due fattori includono ciò che è conosciuto come ignoranza, e questa è la ragione per cui continuiamo a pensare, a fare e a dire quelle cose che attraverso causa ed effetto alla fine maturano come dolore. Chenrezig è essenzialmente compassione, unita alla suprema natura della mente.
Le due cose corrispondono alle forme dell'altruismo risvegliato. In Tibetano quest'altruismo è conosciuto come Bodhicitta. Prima di tutto c'è la "Bodhicitta assoluta", che corrisponde alla vacuità, in cui la realtà viene direttamente sperimentata come qualcosa privo di consistenza, di sostanza e di realtà. Poi c'è la "Bodhicitta relativa" che è il sincero desiderio di dare beneficio agli altri senza limiti. La Bodhicitta relativa può scaturire dalla Bodhicitta assoluta quando si comprende che tutti gli esseri sono inseparabili dalla nostra stessa consapevolezza e dalla nostra esistenza umana. Le due Bodhicitta insieme includono vacuità e compassione. Questi aspetti relativi ed assoluti possono anche essere visti come unione di saggezza, compassione, e i metodi per raggiungerle. Al livello più alto entrambe sono l'incontro tra gioia e spazio, tra il gioiello ed il loto, tra l'attività maschile e la saggezza femminile ed il dissolvimento di tutte le illusioni.
ll corpo di Chenrezig è bianco e immacolato come neve che riflette direttamente il sole. È raffigurato con quattro braccia che simboleggiano sia i quattro incommensurabili, amore, compassione, gioia ed equanimità, sia le quattro attività buddhiche di pacificazione, rafforzamento, attrazione e protezione attiva. Due mani tengono all'altezza del cuore il gioiello che esaudisce tutti i desideri. La mano destra più esterna tiene una mala di cristallo che porta tutti gli esseri verso la liberazione. Il fiore di loto che porta nella sua mano sinistra simbolizza l'apertura a tutti i reami dei Buddha. La luna dietro di lui simbolizza la radiosità del suo stato illuminato. Le cinque stoffe di seta colorata rappresentano le cinque saggezze. La pelle di daino sulla sua spalla destra è il simbolo della amorevolezza, della forza e della gentilezza di questo animale. All'altezza del cuore di Chenrezig è posato un fiore di loto aperto al centro del quale c'è la sillaba seme HRIH, che significa gentilezza amorevole. Questa è anche la sillaba seme per invocare l'attività del Buddha Amitabha. Intorno alla sillaba ci sono le sei sillabe che emanano luce verso i reami dell'esistenza samsarica.
OM è un bianco brillante, MA è verde, NI è giallo, PE è blu, ME è rosso mentre la lettera HUNG è nera oppure blu profondo. Sopra Avalokitesvara posto su un trono di loto siede il Buddha rosso della Luce Infinita Amitabha, che appare splendente come una montagna di rubini nella luce di mille di soli. Egli tiene la ciotola della liberazione nel suo grembo.
Seguendo l'OM, che rappresenta il corpo di tutti i Buddha, le sei sillabe significano letteralmente:"Il gioiello è nel loto". È la fine di tutti i dualismi; adesso il meditatore, l'oggetto di meditazione e l'atto del meditare diventano una totalità inseparabile. Generiamo quindi la compassione Buddhista sperimentando gli altri come inseparabili da noi stessi ed osservando la sofferenza condizionata delle loro menti, e non dando retta alle varie sofferenze del nostro cuore.
Al nostro attuale livello di esperienza, gli esseri rinascono in seguito alla maturazione del loro karma. La pratica delle sei sillabe chiude le porte alla rinascita dolorosa nei sei reami dell'esistenza ciclica conosciuta come samsara. OM chiude la porta al regno degli dei, che sorge dall'orgoglio eccessivo. MA chiude la porta alla gelosia e al regno dei semidei. NI chiude la porta all'attaccamento e allo stato di desiderio predominante che tiene legati al regno umano. PE trasforma il torpore e l'ottusità della rinascita nel regno animale. ME svuota il regno dei preta, o spiriti affamati, e trasforma la loro opprimente avidità. Infine HUNG svuota i regni di paranoia, bollenti e freddi, che derivano dalla collera e dalla rabbia, dove la sofferenza e' oltre ogni immaginazione e sembra durare in eterno.
Questi stati possono essere visti come immaginari o reali, e possono tutti essere visti all'interno delle stesse condizioni umane. Le sillabe hanno anche un proprio effetto specifico di purificazione. OM purifica i veli del corpo. MA purifica i veli della parola. NI purifica i veli della mente, PE purifica i veli delle emozioni perturbatrici. ME purifica i veli dei condizionamenti abitudinari e latenti, mentre HUNG rimuove il velo della conoscenza fuorviante. Le sei sillabe sono rispettivamente una invocazione del corpo, della parola e della mente, delle qualità, delle attività e della totalità di tutti i Buddha. Le sillabe corrispondono anche alle sei perfezioni o "paramita". Queste sono la generosità, la condotta etica, la pazienza, l'applicazione gioiosa, la concentrazione meditativa e la saggezza o realizzazione. OM invoca l'attività di Ratnasambhava, MA di Amoghasiddhi, NI invoca Vajradhara. PE richiama Vairochana, ME Amitabha mentre HUNG invoca Akshobya. Infine le sei sillabe sono connesse alle sei saggezze. Sono infatti l'aspetto pienamente trasformato delle nostre emozioni perturbatrici, tutte derivanti principalmente dall'ignoranza e in secondo luogo dall'attaccamento e dall'avversione. OM è la saggezza eguagliatrice, MA la saggezza realizzatrice, NI la saggezza autoriginata, PE la saggezza del Dharmadatu, ME la saggezza discernitrice, mentre HUNG è la saggezza simile ad uno specchio.
Il grande poeta e yogi Patrul Rinpoche consigliò i suoi discepoli: "Una divinità, Chenrezig, rappresenta tutti i Buddha; un mantra, le sei sillabe, rappresenta tutti i mantra; un Dharma, la Bodhicitta, rappresenta tutte le pratiche delle tappe di sviluppo e di completamento. Conoscendo il mantra che libera tutti, recita il mantra delle sei sillabe. Quando la tua vita si esaurisce come il sole che cala oltre l'orizzonte, la morte si avvicina come le ombre che si allungano alla sera. Cosa rimane della tua vita che svanisce rapida come le ultime ombre che si dileguano? Non c'è tempo da sprecare, recita il mantra delle sei sillabe. Se controlli la tua mente ripetutamente, qualsiasi cosa fai, diventa il sentiero perfetto. Di tutte le centinaia di istruzioni vitali questa è la assoluta quintessenza; concentra ogni cosa in questo singolo punto e recita il mantra delle sei sillabe." La pratica del mantra di Chenrezig è disponibile per chiunque. Tuttavia, per essere veramente efficace è necessario ricevere il rifugio, l'iniziazione e le istruzioni orali da un Lama o da un insegnante qualificato. In questo modo tutte le condizioni sono ottimizzate per invocare e realizzare il pieno potenziale del potere benevolo della divinità. 
 Il Sangha comprende i praticanti attivi che perseguono il sentiero dei Bodhisattva. Chenrezig rappresenta il perfetto altruista che lavora per gli altri senza limiti. Da tempi senza inizio sono apparsi degli esseri che prendono continuamente rinascita nei vari reami e dimensioni di esistenza. Comprendendo questo nasce la consapevolezza che tutti gli esseri, una volta o l'altra, senza eccezione, sono stati nostre madri gentili e protettive. Aprendo gli occhi vediamo che questi stessi esseri sono ancora presi nella rete della sofferenza condizionata. Che scelta ha la persona intelligente se non quella di lavorare diligentemente per ripagare la precedente gentilezza che gli fu data?
Un po' di abile distacco e di pazienza possono essere utili quando incontriamo oggi quelle stesse madri come nostri detestabili nemici o oppressori. Una ragione in più per essere grati verso di loro. Tutti noi, dal più grande a quelli con corpi o intelligenza simili a microbi, abbiamo la natura di Buddha. Nel Buddhismo la condizione umana, sebbene temporanea, è considerata il veicolo ottimale per riconoscere ed attivare tutte le qualità della mente. È solo la polvere karmica ad oscurare la chiarezza della nostra natura di Buddha. Si dice che i detriti karmici di eoni innumerevoli di vite passate possono essere sradicati con la pratica delle sei sillabe e invocando il proprio Lama illuminato, in quanto inseparabile dalla forma e attività di Occhi Amorevoli. Rinunciando alla grande opportunità di praticare, la grande ruota delle apparenze samsariche continuerà a girare e noi potremo perdere quella più che rara qualità di valore dell'essere umano, che è la libertà stessa.

Brooke Webb
BUDDHISM TODAY,Vol.7 2000

mercoledì 4 maggio 2011

I 18 principi di vita - Dalai Lama

1 - Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi  risultati comportano un grande
rischio.
2 - Quando perdi, non perdere la lezione.
3 - Segui sempre le tre "R": Rispetto per te stesso,Rispetto per gli altri,  Responsabilità per le tue
azioni.
4 - Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un  meraviglioso colpo di
fortuna.
5 - Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.
6 - Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
7 - Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai subito qualcosa per  correggerlo.
8 - Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.
9 - Apri  le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
10 - Ricorda che talvolta il silenzio è la miglior risposta.
11 - Vivi una buona e onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da  vecchio, potrai
godertela una seconda volta.
12 - Un'atmosfera amorevole nella tua casa deve essere il fondamento della  tua vita.
13 - Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta  soltanto il problema attuale,
senza tirare in ballo il passato.
14 - Condividi la tua conoscenza. E' un modo di raggiungere l'immortalità.
15 - Sii gentile con la terra.
16 - Almeno una volta l'anno vai in un posto dove non sei mai stato prima.
17 - Ricorda che il miglior rapporto é quello in cui ci si ama di più di  quanto si abbia bisogno
l'uno dell'altro.
18 - Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto  rinunciare per ottenerlo.


Gakyil - Significato

La gestione e organizzazione dei vari centri e gruppi della Comunità è curata dal Gakyil (lett. ‘mandala della gioia’), un organismo composto da tre sezioni contrassegnate dai colori giallo, rosso e blu, che corrispondono, secondo un antico modello buddhista, ai tre aspetti dell’individuo (corpo, energia e mente). 
Il Gakyil giallo (collegato alla dimensione del corpo) si occupa della gestione economica, il Gakyil rosso (collegato alla dimensione dell’energia) delle attività e dei progetti che riguardano il mantenimento e lo sviluppo del centro, il Gakyil blu (collegato alla dimensione della mente) delle attività culturali e di quelle legate alla pratica. 
Il Gakyil è un organo collegiale, senza alcuna gerarchia al suo interno, e le decisioni vengono prese di comune accordo da tutti i componenti. I membri del Gakyil possono essere tre, sei o nove e vengono eletti ogni anno. Oltre ai Gakyil locali esiste il Gakyil Internazionale, che riferisce direttamente al Maestro e che ha funzioni di gestione e di coordinamento.