sabato 30 ottobre 2010

Mantra di Vajrasattva

OM VAJRASATTVA SAMAYA
MANU PALAYA
VAJRASATTVA TENOPA
TISHTA DRIDHO ME BAWA
SUTOKAYO ME BAWA
SUPOKAYO ME BAWA
ANURAKTO ME BAWA
SARWA SIDDHI ME PRAYATSA
SARVA KARMA SUTSA ME
TSIT TAM SHRIYAM KURU HUNG
HA HA HA HA HO BHAGAVAN
SARWA TATHAGATA VAJRA MAME MUTSA
VAJRA BAWA MAHA SAMAYA SATO AH
(Tibetano)
OM BENZA SATO SAMAYA
MANU PALAYA
BENZA SATO TENOPA
TISHTA DRIDHO ME BAWA
SUTOKAYO ME BAWA
SUPOKAYO ME BAWA
ANURAKTO ME BAWA
SARWA SIDDHI ME PRAYATSA
SARVA KARMA SUTSA ME
TSIT TAM SHRIYAM KURU HUNG
HA HA HA HA HO BHAGAVAN
SARWA TATHAGATA BENZA MAME MUTSA
BENZA BAWA MAHA SAMAYA SATO AH

venerdì 29 ottobre 2010

I mantra - Parte II

L’etimologia tibetana del termine “mantra” è ‘protezione della mente’ : ossia, il mantra viene recitato per raggiungere il controllo della mente (proteggendola cioè dalle conseguenze disastrose dei pensieri incontrollati) e per trasformarla. Infatti i mantra aiutano a tenere la mente calma e in pace, concentrandola su un sol punto (una visione o un concetto), la rendono più ricettiva (aumentandone la percettività),purificano tutte le energie contaminate del corpo, della parola e della mente e fanno accumulare merito.
La funzione principale di un mantra è quella di evocare e far apparire la divinità nella meditazione ; nonchè quella di ricevere la sua benedizione e di realizzare i particolari poteri (siddhi) della deità stessa (karma-mantra).
Inoltre, un mantra serve per compiere le “4 azioni divine”, cioè le attività di pacificazione, sviluppo, dominio e distruzione. Di solito, lo si recita per generare un’attitudine mentale positiva o - come preghiera - per ottenere i favori della deità : così, il “mantra delle 100 sillabe” di Vajrasattva serve per rimuovere le predisposizioni negative create da cattive azioni, quello “delle 6 sillabe” di Avalokiteævara è indicato per
coltivare il sentimento d’amore e compassione, quello di Vajrayoginú per comprendere la vacuità. Infatti, il mantra ha una misteriosa corrispondenza ed affinità con le nostre varie potenzialità subconsce (ad es., l’energia della compassione), che vengono evocate e ridestate dalla recitazione del mantra relativo.
Con l’invocazione della deità mediante il mantra corrispondente, le forze e qualità divine - sopite nel nostro essere - ci manifestano la loro presenza e noi ne diventiamo coscienti. Ovviamente, i risultati dipenderanno dalla nostra fede nella divinità e dalla concentrazione della nostra recitazione. I mantra - come si è detto - sono composti da sillabe o parole, in lingua sanscrita ; quelli di una sola sillaba sono detti “búja-mantra” (‘mantra-seme”) : da essi, nella visualizzazione, sorge la figura della divinità. Spesso le sillabe che li compongono sono prive di significato etimologico : tale mancanza di significato non costituisce un illogico non-senso, ma esprime la natura di vacuità dei dharma,
cosicchè la meditazione sui mantra conduce il sadhaka (il praticante tantrico) a realizzare la natura di suñata dei dharma stessi. Altre volte il mantra è il nome della divinità : come noi ci assimiliamo al nostro nome e facciamo tutt’uno con esso, così il mantra è identico alla divinità, con la conseguenza che la sua recitazione ci trasmette la sua grazia e le qualità della sua mente.
I mantra vanno recitati 3, 7 o 108 volte (o multipli di tali cifre) a voce alta o mormorati o ripetuti solo mentalmente, aiutandosi col rosario (mala). Possono inoltre essere visualizzati in forma di lettere di luce in diversi punti del corpo (ad es., il cuore) - dove immaginiamo che stiano facendo il suono relativo (che noi ci limitiamo ad ascoltare) : e ciò al fine di convogliare in quei posti le sottili energie
praniche.
Nella triade “mudra, mantra e samadhi” nel processo di evocare una divinità, in primo luogo il mantra purifica la “parola” e l’energia del sadhaka ; poi il mantraseme (búja-mantra) rappresenta l’essenza fonica della deità, il mantra-radice (mulamantra) evoca le specifiche qualità ed attributi del temperamento, vibrazione ed energia della deità, e il karma-mantra compie le specifiche funzioni della deità stessa. Quando la “parola” è purificata, il mantra è la forma eufonica della divinità :il mantra è la deità stessa. Quando il sõdhaka ha identificato se stesso con la deità
attraverso il mantra, ogni sua parola è un mantra che infallibilmente riflette o descrive la realtà.
Tutti i mantra sono contenuti nelle 3 lettere OM AH HUM, che - prese insieme - costituiscono il mantra di tutti i buddha, il mantra che contiene la totalità della presenza illuminata. Tutti i buddha sono contenuti in 3 aspetti : corpo-vajra, parola-vajra e mente-vajra, o anche nirmanakaya, sambhogakaya e dharmakaya. Il mantra del corpo-vajra è OM, il mantra della parola-vajra è AH, il mantra della mente-vajra è HUM. Se recitiamo con fede queste 3 lettere, riceviamo le benedizioni di tutti i mantra e di tutti i buddha.


I mantra - Parte I

I mantra sono determinate formule fonetiche, cioè sonore, che si basano sulla fisica delle vibrazioni, nel senso che ad ogni oggetto ed elemento della natura e ad ogni essere è associato un particolare indice di vibrazione.
Suono è vibrazione, oscillazione, ritmo e quindi è una manifestazione del prana universale.
Il mantra dunque fa parte delle vibrazioni componenti l’universo e - in particolare - è anche il simbolo fonetico di un particolare piano (o livello) di coscienza.
Qui interessano i mantra che ci sono stati trasmessi oralmente da Buddha Sakyamuni, pervenendoci attraverso una linea ininterrotta di Maestri.
Si tratta di fonemi (formule sonore) sacri, rituali e mistici - composti di una o più sillabe o parole sanscrite - che rappresentano in modo fonetico la divinità a cui sono associati, cioè sono l’espressione - attraverso il suono - dell’essenza di una particolare divinità di meditazione, di cui racchiudono le qualità e i poteri.
L’assoluto si manifesta attraverso l’invisibile presenza del suono. Ogni divinità ha uno o più mantra specifici: questi sono delle invocazioni il cui significato è in relazione alla divinità stessa.
La recitazione ripetitiva (japa) del mantra (praticata da chi ha ricevuto le relative autorizzazioni od iniziazioni(1))- combinata con la meditazione (dhyana) - produce vibrazioni interiori provocate da tali suoni che hanno la capacità di mettere in azione e di attivare l’energia e l’influenza spirituale (byin-rlabs) corrispondente. In altre parole, il mantra risveglia nella nostra coscienza una comprensione intuitiva della verità inesprimibile a parole e ci apre la mente all’esperienza di dimensioni superiori : cioè induce all’intuizione estatica delle verità esoteriche esposte da quel particolare tantra e raffigurate visivamente nel mandala relativo. Da ciò si comprende come il mantra sia il principale supporto per la concentrazione.
Per capire come i mantra siano dotati di un infallibile potere d’azione basta pensare a come certi suoni hanno la capacità di agire sulla nostra mente. Ad es., quando diciamo “Sei una brava persona” o, all’opposto, “Sei un mascalzone”, le parole “brava” o “mascalzone” non sono delle ‘cose’, sono solo delle sonorità che non hanno in se stesse niente di “bravo” o di “mascalzone” : esse evocano tuttavia i pensieri corrispondenti e producono un effetto sulla mente di chi ci ascolta.


(1)Ma anche senza di queste la recitazione ha pur sempre un suo valore, perché il mantra è come una torcia accesa : non importa chi la tenga in mano, se viene accostata a un mucchio di paglia comunica il fuoco e scatena la sua energia. Ha cioè una certa validità in se stesso, dal punto di vista oggettivo

giovedì 21 ottobre 2010

Le preoccupazioni

Sono  che impediscono ai più grandi doni dell’esistenza di raggiungerti. Una mente preoccupata continua a proiettare la sua preoccupazione su qualsiasi cosa.
Quasi tutti sono preoccupati, anche solo per delle banalità. Se osservi attentamente queste preoccupazioni, ti metterai a ridere di te stesso, di che razza di sciocchezze si agitano dentro di te e creano tremendi ostacoli. E così ti basta guardare quali sono le tue preoccupazioni e lasciarle perdere.
È possibile svuotare la mente dalle tue preoccupazioni. Tu l’hai riempita, puoi anche svuotarla.
Cosa sono le nostre preoccupazioni? Cosa è che continuiamo a pensare e perché non la smettiamo di alimentare così tanto i nostri pensieri? Che cosa ha prodotto tutto questo nella lunga vita che hai vissuto fino a oggi? Non è forse una semplice perdita di tempo?
Devi osservare quali sono le preoccupazioni che ti ostacolano. Rimuovere quella barriera non è difficile; il solo osservare la sua futilità è sufficiente a farla scomparire.
Perciò, osserva e aspetta. Piano piano la trasformazione va così in profondità che per la mente diventa impossibile preoccuparsi.

sabato 16 ottobre 2010

Preghiera «in Sette Versi» a Padmasambhava

Hung
orgyèn yulgyi noub djang tsam
péma guésar dong po la
yatsèn tchogui ngoeu droub nyé
péma djoungnè ché sou drak
khortou khandro mang peu kor
khyékyi djésou dak droub kyi
djingyi lobtchir ché sou soeul
guru péma siddhi hung

Om ah hung benza guru péma siddhi hung



Entrata in rifugio e bodhicitta

Sang gye Cho dang Tsog kyi chog nam la
Jang chub bar du dag ni kyab su chi
Dag gi jin sog gyi pe so nam kyi
Dro la pen chir Sang gye drub par shog

giovedì 14 ottobre 2010

La fiducia - di Kalu Rinpoche

La fiducia permette di imboccare il sentiero e di proseguirlo energicamente È un atteggiamento che nasce inizialmente dalla comprensione delle qualità dei Tre gioielli. 
Quando sentiamo parlare del buddha e dell'illuminazione, comprendiamo le qualità positive del dharma, e quali benefici possiamo trarre dalla sua pratica, ci rendiamo anche conto dell'aiuto che in essa può giungere dal sangha, la comunità di coloro che trasmettono e praticano il dharma.
A questo punto in noi nascono la fiducia e l'aspirazione.
Ci sono tre forme principali di fiducia "la fiducia dell'ammirazione" o "della stupefazione " che accompagna la scoperta delle qualità del buddha e dei Tre gioielli, "la fiducia dell'aspirazione", che e fondata sulla forma di fiducia precedente, e che è l'aspirazione a camminare verso l'illuminazione, e "la fiducia della certezza", che si manifesta quando, con la pratica, acquisia mo un'autentica esperienza della venta degli insegnamenti
Così, dunque, il sentiero comincia sulla base di una certa fiducia nei Tre gioielli siamo stupefatti e ispirati dalla possibilità dell'illuminazione e dalla scoperta delle sue caratteristiche, o semplicemente dalla possibilità di un progresso spirituale Allora ci auspichiamo di poter andare oltre di saperne di più, e sebbene ancora non sappiamo se l'insegnamento che ascoltiamo sia giusto o no, già intravediamo le sue qualità e ne apprezziamo il valore, e qui che nasce la "fiducia dell'ammirazione", chiamata anche "della stupefazione" o "dell'ispirazione", ossia la forma iniziale di fiducia
Da questa prima forma di fiducia prendiamo coraggio, e tentiamo un primo passo sulla via.
Appena la porta del dharma si dischiude, ci rendiamo conto di quanto siano vendici certi suoi aspetti, e la nostra sicurezza aumenta.
A questo punto dentro di noi si manifesta un'aspirazione al risveglio uno slancio maggiore verso l'insegnamento, verso il buddha, verso il dharma, ed è questa la seconda forma di fiducia "la fiducia dell aspirazione".
L'illuminazione, lo stato di buddha diventa allora il nostro scopo, e il dharma diventa il mezzo per conseguirlo. In seguilo la profondità della pratica arricchisce progressivamente la nostra comprensione, e invece di limitarci a pensare che lo stato di buddha e l'insegnamento siano qualcosa di utile e meraviglioso, e ad aspirare a praticarli, assaggiamo direttamente e veramente i benefici che ne derivano, scoprendo ora in modo sperimentale quanto siano giusti e autentici. C'è insomma, una diretta verifica della loro veridicità. Questa e la terza forma di fiducia "la fiducia della certezza".